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14 Dec

Svelato il mistero della luce bianca durante la morte

LaRedazione
24 agosto 2013
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Tolto l’ultimo velo poetico anche sulle comuni esperienze pre-morte, che molti ritengono di aver vissuto durante un’operazione o subito prima di svenire per un incidente.
Le ricerche hanno infatti svelato che le luci intense effetto tunnel o la sensazione di galleggiare sopra il proprio corpo, la visione di altri defunti o angeli, altro non è che un’eccessiva attività elettrica del cervello morente o fortemente traumatizzato.
La visione dell’ aldilà, dunque, è il frutto di una comunissima attività elettrica.

Circa un quinto dei soggetti che sono sopravvissuti ad arresti cardiaci o a eventi traumatici che hanno portato al coma, riferiscono di aver avuto esperienze visive, pur essendo clinicamente morti. Addirittura esperienze talmente coinvolgenti e realistiche, da trasformare radicalmente e spiritualmente queste persone, al loro risveglio.

Ma esperimenti condotti dagli scenziati dell’università del Michigan, hanno definitivamente eliminato la componente trascendentale di questi fenomeni, gettando le basi per una spiegazione del tutto scientifica e concreta.

Negli esperimenti condotti su 9 ratti, gli scenziati hanno monitorato con l’utilizzo dell’ elettroencefalogramma, le attività degli animali, il cui cuore era stato indotto in arresto cardiaco controllato.
Analizzando le attività celebrali, i ricercatori si sono accorti che nei primi 30 secondi dopo l’arresto cardiaco, in tutti i ratti è stata rilevata una attività cerebrale con segnali di sovratensione otto volte più forti del normale.
Dunque non solo il modello di attività celebrale rimane uguale a quando si è vivi e completamente coscienti ma, le attività superano i livelli normali, segno di un sovraccarico da eccitamento.

I segnali elettrici dell’elettroencefalogramma, indicano che il cervello inizia un’attività elettrica elevata durante la fase iniziale della morte clinica.
Lo studio indica che la riduzione dell’ ossigeno e del glucosio durante l’arresto cardiaco, è in grado di stimolare un’attività cerebrale peculiare dell’elaborazione da cosciente.
Dunque il fenomeno è di natura fisica e non assolutamente spirituale. Succede qualcosa a un cervello morente, che lo spinge a produrre un altissimo livello di eccitazione, innescando le potenziali visioni e le sensazioni che comunemente vengono associate alle esperienze pre-morte.

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