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Sigarette elettroniche verso il declino: approvata la tassazione

LaRedazione - 26 agosto 2013
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26 agosto 2013
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Negli ultimi mesi si è molto parlato di sigarette elettroniche e dei provvedimenti previsti dal Ministero della Salute. Tutto è cominciato lo scorso luglio con il cosiddetto decreto “svuota carceri” una manovra politica che prevedeva la tassazione delle sigarette elettroniche per racimolare i soldi necessari (trentacinque milioni di euro) previsti per mantenere invariato il numero del personale carcerario. Una tassa che avrebbe riguardato sia le sigarette elettroniche con nicotina, sia quelle che contengono essenze.

Da quel momento le sigarette sono state equiparate dallo Stato come quelle cosiddette normali che compriamo dal tabaccaio. E i rivenditori specializzati hanno cominciato a denunciare un declino nelle vendite. Ovale (uno dei massimi produttori di sigarette elettroniche) accusa questa manovra politica di aver portato a una perdita del 50% del fatturato. Ciò sta causando la chiusura dei tanti negozi che vendevano sigarette elettroniche: perché adesso, soltanto i tabaccai potranno rivenderle ufficialmente, sempre secondo le disposizioni del governo.

Un declino che sembra inarrestabile quello delle sigarette elettroniche, che in passato e in questi tempi di crisi soprattutto, aveva fatto registrare delle vendite enormi e dei lauti guadagni per i commercianti. Il successo di questo tipo di sigarette era dovuto al loro costo non eccessivo e soprattutto alla voglia dei dipendenti di nicotina di avere un’alternativa alle sigarette tradizionali. Un modo per combattere la dipendenza, come diceva qualcuno. Però con questa tassazione, le sigarette elettroniche diventano come le Marlboro. Un settore che, vogliamo ricordarlo, ha fatto incassare allo Stato tra i settanta milioni di euro, soltanto grazie al gruppo Ovale.

Questa cifra (fanno sapere gli esperti) diminuirà costantemente e aumenteranno anche i disoccupati. Con la chiusura dei punti vendita (dei quattrocento del gruppo Ovale la metà è già in affitto) significa che centinaia di dipendenti andranno in mezzo a una strada. Ora la domanda sorge spontanea: era proprio necessario tassare le sigarette elettroniche? E perché mai questo governo del fare (come il ministro Letta lo definisce) ha voluto colpire proprio un settore che negli ultimi due-tre anni aveva fatto registrare un incremento dei guadagni alla nostra economia tanto tartassata? Qualcuno potrebbe dire che i soldi che questo governo andava cercando, si potevano trovare da altre parti e che i recenti acquisti bellici (vedi nave da guerra e i famigerati F35 dell’aereonautica) sono un esempio di soldi investiti male.

Alla fine a pagare sono sempre i deboli, quelli che lavorano e ora anche quelli che, fumando una sigaretta elettronica, erano usciti dal vizio della nicotina. Con questo provvedimento – purtroppo è il caso di dirlo – andrà tutto in fumo.

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