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16 Dec

Siracusa, 40mila soggetti positivi alla tubercolosi

LaRedazione - 16 luglio 2013
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16 luglio 2013
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40.000 persone colpite dalla tubercolosi, con il rischio di epidemia sempre più presente. Questi i dati forniti dall’AIPO (Associazione Italiana di Pneumologia) e relative all’area di Siracusa e dintorni. Secondo gli studiosi, il cui lavoro è considerato attendibile dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, il rischio è rilevante per due grandi fattori: la presenza di numerosi portatori del contagio e la mancanza di controlli.

Riguardo al primo punto, viene sottolineato il ruolo degli immigrati del Corno d’Africa, dove la malattia è endemica. Molti di loro lavoro come stagionali, spesso clandestini, nell’area della città siracusana e sono perciò i portatori del morbo su suolo italiano.
A peggiorare la situazione, l’inadeguatezza dei sistemi di analisi e controllo. Come denunciato da tempo dall’Asp, il sistema siracusano presenta molte carenze. La principale, le strutture sul territorio, come il dispensario tubercolare di via Bufardeci, da tempo in via di dismissione. Al suo interno, il paziente deve affrontare lunghe ore di attesa, mancanza cronica di personale qualificato ed un ambiente non protetto: i malati in attesa di visita stazionano spesso negli uffici di Medicina del Lavoro e dello Sport, mettendo a rischio anche soggetti vulnerabili come i bambini.
Ulteriore debolezza, il protocollo medico adottato: a Siracusa non sono infatti previsti antibiogramma ed esame colturale. Questo rende più difficile individuare l’eventuale presenza dell’infezione, soprattutto nella forma farmaco-resistente, che richiede terapie particolarmente mirate.
Infine, la scelta delle autorità locali di sospendere, dal 1995, gli screening nelle scuole, rendendo tali istituti terreno fertile per l’infezione. La squadra AIPO ricorda così i casi del 2007, 2011, 2012: focolai di tubercolosi, tutti localizzati in edifici scolastici della metropoli e provincia.
Così, il verdetto dell’Associazione è senza appello: la combinazione tra fattori di rischio e politiche sbagliate ha portato nel periodo 2004-2009 un aumento della patologia del 600%.
La diffusione della malattia è da tempo nel mirino di associazioni e comitati locali: tra i più attivi, il Movimento 5 Stelle, che parla chiaramente di “gestione criminale della questione tubercolosi”.
Le decisioni delle autorità, sostengono i pentastellati, lasciano solo il malato, fornendogli solo la terapia farmaceutica, inadatta ad affrontare le forme più gravi, per cui sarebbero necessari sanatori ad oggi inesistenti. Ulteriore aggravante, la mancanza di sorveglianza per le categorie più deboli, come immigrati stagionali o lavoratori della sanità.

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