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18 Dec

Saldi estivi: – 15% rispetto al 2012

Gianfranco Mingione - 15 luglio 2013
Gianfranco Mingione
15 luglio 2013
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Le code fuori i negozi? Un ricordo del passato! La prima settimana è quella cruciale, quella in cui c’è la ressa per scovare il capo e la taglia giusta a prezzi scontati. Ma a leggere i primi dati della Confcommercio non c’è da sperare molto: la prima settimana si è chiusa con un calo medio del 15% della spesa, rispetto allo stesso periodo del 2012.

Centro vs periferia, nord vs sud. A salvarsi dalla crisi dei consumi sono soprattutto alcune categorie merceologiche e le città del nord, come Milano, nel quadrilatero della moda, dove “le vendite tengono o crescono, grazie soprattutto all’apporto di turisti comunitari ed extra-comunitari, in particolare arabi, che acquistano Made in Italy”. Se ci si sposta però dal centro alla periferia della città, si hanno “risultati al ribasso, per i negozi delle strade periferiche e semi-centrali, tradizionalmente legati alla clientela residente in loco”. Stesso trend di vendite del 2012 a Torino, calo del 20% diffuso a Bologna e, più si scende lungo la penisola, più la crisi si fa sentire, come a Bari, dove “si registra un vero e proprio crollo delle vendite dei prodotti firmati premium, anche nell’ordine del 25%” (fonte: Confesercenti).

Prima di comprare si pensa due, tre, quattro volte. Con un portafoglio sempre più sgonfio, il potere d’acquisto che diminuisce, l’inflazione che sale, un Paese in perenne crisi di visione e valori, è ovvio che gli italiani ci pensino molte volte prima di comprare. I prodotti che si vendono meglio, per ovvi motivi, sono quelli di medio e basso costo. Le previsioni per le prossime settimane, secondo il presidente di Codacons, Carlo Rienzi, incidono ancor più negativamente sui dati della prima settimana: “Nelle prossime settimane gli acquisti degli italiani subiranno una ulteriore riduzione, portando la percentuale delle vendite a raggiungere quota -20%” (fonte: Codacons). Un’ulteriore mazzata per i commercianti, già afflitti da tasse e spese, e per gli italiani, sempre più impauriti per il presente e futuro prossimo.

 

 

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