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12 Dec

Società di recupero crediti, quali i limiti da non superare?

La Redazione
23 ottobre 2013
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Sempre più persone si ritrovano a non essere in grado di pagare le bollette o dei beni acquistati magari a rate, a causa ad esempio della perdita di lavoro, solitamente questi crediti vengono ceduti a società di recupero che pagano il dovuto e comprano il debito. A questo punto il debitore viene contattato dalla società stessa che ha come unico scopo riuscire a recuperare i soldi da loro già versati e recuperare anche dei compensi. Purtroppo queste società molto spesso non agiscono in modo limpido.

Cosa è bene sapere per potersi difendere da comportamenti spesso vessatori?
In primo luogo sono stati eliminati i limiti territoriali e quindi oggi possono operare sul territorio senza problemi.
Le società non possono assolutamente però fare pressioni eccessive, di conseguenza non possono contattare il debitore frequentemente o in orari irragionevoli e inconsueti, ad esempio di notte, non possono contattarlo sul luogo di lavoro. Quando contattano telefonicamente, non devono utilizzare il numero anonimo, devono immediatamente dire per conto di chi stanno richiedendo il pagamento e la fonte del credito, non possono utilizzare chiamare registrate.

Nel caso in cui decidano di recarsi presso casa del debitore e questo non vi sia, non possono lasciare avvisi, cartoline o plichi sulla porta, nel caso in cui invece contattino il debitore telefonicamente non possono lasciare messaggi in segreteria. Ogni contatto deve avvenire solo con il diretto interessato, non può avvenire con altre persone anche se conviventi. Se egli è in casa ma decide di non aprire non può esservi costretto.
Se il debitore non ha lasciato il numero di telefono e non è presente negli elenchi, gli addetti delle società di recupero crediti non possono reperirlo in altri modi quindi non possono ad esempio chiederlo ai vicini oppure chiamare telefonicamente persone con lo stesso cognome per avere il numero.

Le società di recupero crediti possono effettuare segnalazioni al Crif (banca dati dei cattivi pagatori)?
Spesso è proprio questa la convinzione di molti, in realtà per legge ciò può essere fatto solo se il debito è verso una banca o verso una finanziaria, ma non nel caso di debiti “privati” come possono essere le bollette.
Non possono procedere a pignoramenti se non dopo aver ottenuto dal giudice un decreto ingiuntivo o in seguito all’emissione di una sentenza esecutiva.
Una volta ottenuto il pagamento devono distruggere tutti i dati in loro possesso riguardanti il debitore.
Questi i limiti più rilevanti che le società di recupero crediti non devono superare per evitare di violare la legge.

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