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Conciliare famiglia e lavoro per le donne è sempre più compliato

27 maggio 2009
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InfoJobs ha svolto un sondaggio tra i propri candidati e le aziende clienti per capire quanto sia complicato conciliare famiglia e lavoro e quanto in concreto venga fatto dalle aziende per aiutare le mamme nel loro duplice ruolo.

Dal sondaggio emerge che tra le candidate solo una su quattro non ha mai dovuto compiere rinunce professionali per i propri figli; il 19% delle intervistate ha rinunciato a un posto di lavoro perchè le teneva troppo lontane dalla famiglia (a causa di trasferte frequenti e orari di lavoro impegnativi) mentre il 16% ha rinunciato a un posto di lavoro perchè troppo distante da casa; il 18% ha chiesto una riduzione dell’orario mentre il 22% ha lasciato il lavoro per rimanere a casa con i bambini.

Per quanto riguarda le aziende, il 75% degli intervistati (provenienti dal dipartimento HR delle aziende coinvolte nel sondaggio) apprezza e ammira la tenacia delle mamme che lavorano nel voler conciliare lavoro e famiglia. Nonostante questa dichiarazione di stima, purtroppo non sono molte le aziende che adottano politiche di sostegno alla maternità: il 25% ha introdotto l’orario flessibile per le neomamme mentre un altro 25% concede il part time alle mamme che lo richiedono. Il 50% delle aziende coinvolte non ha invece introdotto alcuna politica di sostegno alla maternità.

Nel 17% dei casi le mamme che lavorano ricoprono oltre la metà dei ruoli di responsabilità dell’azienda, nel 42% ricoprono meno della metà dei ruoli di responsabilità (tra il 20% e il 50%) e nel 17% dei casi i ruoli di responsabilità affidati a una mamma che lavora sono meno del 20%. Nel 24% dei casi le mamme che lavorano non ricoprono nessun ruolo di responsabilità.

Infine, sempre secondo Infojobs, alle aziende è capitato di dover rinunciare a una candidata perfetta per un posto di lavoro perchè non sapeva a chi affidare i propri figli (posto di lavoro lontano da casa, impossibilità di lasciare il bambino all’asilo o con i nonni, etc); questo si è verificato spesso nel 16% delle aziende coinvolte e qualche volta nel 42% dei casi.

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