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14 Dec

Giovani al bivio: cosa fare dopo la maturità?

Gianfranco Mingione
10 luglio 2013
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Ehi Bud, quanto hai preso alla maturità? Gli esami orali si chiuderanno la prossima settimana e, la gran parte degli studenti, è già passata davanti al giudizio della commissione. In attesa di conoscere il voto finale, è possibile sapere quello che hanno conseguito ex studenti dal volto noto. La galleria fotografica pubblicata da Studenti.it ne passa in rassegna undici: dal meno fortunato Renzo Bossi, in arte Trota, con un 69/100, alla nota igienista dentale, ex consigliera del Pirellone, Nicole Minetti, con 100/100, all’attuale premier ‘secchione’ Enrico Letta, con 60/60. Ma ci sono anche il pianista Giovanni Allevi, lo scrittore romano Moccia (la sua pagina è inspiegabilmente bianca), il cantante latinense Tiziano Ferro, il mitico Bud Spencer e tanti altri ancora. Il voto è importante ma, è bene ricordarlo, nella vita sociale e professionale non è l’unico elemento per valutare la preparazione di una persona.

E dopo, quale strada prendere? In molti si fermano per il cosiddetto ‘anno sabbatico’, ovvero cercano l’ispirazione prendendosi una pausa di riflessione, non sapendo se proseguire con gli studi o buttarsi nel sempre più difficile ed intricato mondo del lavoro. Per meglio scegliere cosa fare, sarebbe bene orientarsi proprio durante il quinto anno, anche se molti, dall’inizio delle superiori, o nel corso del triennio, già sanno quale strada prendere.

L’Università? La Costituzione disattesa. Sta di fatto che nel caso si dovesse scegliere l’Università è bene sapere che ottenere una borsa di studio è sempre più difficile. I dati sulle risorse finanziarie di tre capitoli importanti delle spese di uno studente universitario, ovvero quelli destinati a borse di studio, mense e alloggi (per non parlare delle tasse accademiche), sono sempre più neri: nel 2012 ben 57mila studenti sono rientrati nella categoria degli idonei non beneficiari. Sono meritevoli di aiuto ma lo Stato, per aver dilapidato le sue casse nei decenni passati, non ha più i fondi per aiutarli. Ci si domanda allora che fine abbia fatto l’articolo 34 della Costituzione, che parla di “capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi”. Con questo articolo che ci facciamo? E le previsioni per i prossimi anni sono anche peggiori, non garantendo, se non a pochissimi, borse di studio e altre provvidenze.

Conoscere è meglio che curare! Non bisogna scoraggiarsi, perché se è vero che là fuori c’è un mondo poco attento alla questione del lavoro e dei giovani, alla creazione di un vero sistema meritocratico e competitivo che premi i lavoratori e le aziende virtuose, qualche chance si può averla. Magari prendendosi un anno sabbatico o cercando di capire per tempo quali professioni sono più richieste dal mercato, quelle per cui si sente una maggiore lacuna dell’offerta e una forte domanda. Ci si può orientare nei tanti bandi regionali o provinciali per corsi di formazione o alta formazione. Si può apprendere un mestiere proprio sul campo, relazionandosi con il proprio territorio o facendo una avvincente esperienza all’estero.

Le professioni più richieste? A tal proposito è interessante leggere riviste e siti specializzati per capire quali sono i settori maggiormente attrattivi. Su ‘ClicLavoro’, portale pubblico per il lavoro, sono elencate le dieci professioni emergenti al 2015, tra le quali figurano ruoli di carattere scientifico, tecnico, economico-turistico, manuali: “Figurano sia profili ad elevata qualifica come ingegneri, specialisti nella formazione, tecnici delle attività assicurative e specialisti in scienze giuridiche, sia professioni  a qualifica medio-bassa come artigiani, operai, addetti alle pulizie e all’igiene degli edifici e personale non qualificato addetto a servizi di pulizia”. La scelta non è facile ma documentandosi si può comprendere meglio cosa fare e quale strada provare a intraprendere. In fondo di avvocati e ragionieri il Paese è pieno!

Gianfranco Mingione

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