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17 Dec

Il 27 del mese non esiste più! Stipendi pagati sempre più in ritardo

LaRedazione - 30 luglio 2013
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30 luglio 2013
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Stipendi pagati sempre più in ritardo, e così il 27 del mese sembra non esistere più per gli italiani. La scadenza più famosa ed attesa, quella del momento dell’arrivo dei pagamenti, era fissata, soprattutto per tutti coloro che lavorano nel settore pubblico e nelle grandi aziende, nel giorno 27 di ogni mese. L’accredito dello stipendio era la boa sicura, il momento di pausa, il giorno in cui si poteva tirare una sostanziosa boccata d’ossigeno in un periodo di crisi che rende sempre più difficile riuscire a far trascorrere trenta giorni senza accumulare debiti, tra entrate che si fanno sempre più risicate e spese che continuano ad aumentare praticamente per tutte le famiglie.

Anche in questo frangente però le cose stanno cambiando, gli imprenditori sono sempre più in crisi ed ormai le aziende in grado di erogare in maniera costantemente puntuale gli emolumenti sono sempre più in diminuzione. Medici, insegnanti, impiegati, ormai quasi tutte le categorie sono alle prese con l’attesa del salario. Un circolo vizioso, visto che il Governo non sblocca i pagamenti alle Pubbliche Amministrazioni, le Pubbliche Amministrazioni non pagano le imprese private che magari hanno ottenuto appalti o sovvenzioni, e le imprese non riescono a versare gli stipendi nelle tasche dei lavoratori. I quali a loro volta si ritrovano costretti a chiedere un aiuto che le banche sono sempre meno disposte ad offrire, con una chiusura al credito sempre più generalizzata, e tassi d’interesse a due cifre che vanno corrisposti da lavoratori che, se riceveranno quanto dovuto con mesi di ritardo, non riceveranno però a loro favore alcuna forma di interesse.

Le rappresentanze sindacali ricevono sempre più denunce relative al mancato pagamento degli stipendi, mentre soprattutto al Nord aumenta il fenomeno delle dimissioni cosiddette per giusta causa, ovvero gente che abbandona il posto di lavoro certificando di non ricevere lo stipendio da mesi, così da poter ricevere almeno il sussidio di disoccupazione in attesa di trovare un impiego più stabile. Ed anche il settore pubblico risente di questo tipo di crisi, quasi inedita ma sempre più generalizzata in Italia. Basti pensare che con la spending review ed il congelamento dell’Imu, i comuni sotto i cinquemila abitanti hanno praticamente congelato in blocco il pagamento degli emolumenti ai loro impiegati, in attesa di ricevere dal Governo quei fondi indispensabili, ma che si fatica sempre più a trovare visto la necessità di ridurre, e di certo non aumentare, la pressione fiscale. Nelle tasche e nella mente dei cittadini resta dunque un senso di desolazione e di incertezza: il 27 del mese non è più un porto sicuro al quale affidarsi, e la nebbia della crisi sembra non abbia affatto intenzione di diradarsi.

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