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13 Dec

Il colloquio di lavoro nell’era 2.0

Gianfranco Mingione
28 luglio 2013
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InfoJobs.it è la società di recruitment online numero uno in Italia per l’offerta di lavoro, online dal luglio 2004, con 2.060.856 visitatori unici, ha raggiunto il traguardo dei 4,5 milioni di candidati e conta più di 60.000 aziende inserzioniste. Il sondaggio è relativo ai comportamenti dei propri utenti durante il colloquio di lavoro. E tutto sembra giocarsi tra preprazione, incontro e istinto!

La fase della preparazione. Secondo il 52,8 per cento degli intervistati è in questa fase che “ci si gioca il tutto per tutto”. Prepararsi significa dare il meglio di sé “davanti ai potenziali capi è quindi fondamentale e per questo il 62% del campione afferma di dedicare tempo alla preparazione del colloquio”. Conoscere l’offerta di lavoro per la quale ci si candida, le eventuali mansioni, la possibile carriera e, più in generale, non fa male informarsi sui casi di successo e, perché no, i punti deboli dell’azienda per la quale vorremmo lavorare. Potrebbe esserci chiesto, ad esempio, come migliorare un aspetto critico o un passaggio di un determinato progetto. Essere pronti può fare la differenza: “Nello specifico, il 46,7% legge tutto ciò che trova sull’azienda, il 12,8% cerca informazioni non ufficiali in rete o tra i conoscenti”. Non manca chi si affida all’istinto dell’ultimo minuto: “C’è comunque chi decide di ricorrere all’arte dell’improvvisazione, il 37,9% si affida infatti al proprio istinto”.

La fase dell’incontro. Un momento non facile neanche questo e, a preoccupare di più gli intervistati, non ci sono domande di cultura professionale bensì quelle della sfera personale: “Le domande che spaventano di più e che gli intervistati non vorrebbero mai sentirsi porgere sono quelle relative alla propria situazione sentimentale (32,8%) e quelle relative ai motivi per i quali bisognerebbe essere assunti (38,4%)”.

L’incontro è la fase cruciale, quella in cui si decide se la partita viene vinta o persa. È importante lo sguardo, che non deve perdersi nel vuoto tipo pesce lesso, un energico ed elevato volume di voce, certo non tipo coro da stadio, e un tono di voce che sappia sottolineare passaggi chiave da mettere in risalto durante la presentazione e non solo. E se non si capisce una domanda?: “Per il 40% del campione intervistato la soluzione migliore consiste nel chiedere all’esaminatore di riformulare la domanda per tentare di capire meglio la richiesta e prendere tempo (…) Il 25%, invece, preferisce rispondere subito in ogni caso, per non correre il rischio di sembrare insicuro”.

Quanta acqua c’è nel lago di Como? Di fronte a domande del genere, a meno che non si è abili risolutori de La Settimana Enigmistica o esperti geografi, è difficile rispondere: “Tra le richieste più strane e degne di nota riportate dai candidati se ne trovano di ogni tipo, da quelle “logico-scientifiche”, come: quanta acqua c’è nel lago di Como? O ancora, quanto pesa un carro armato? A quelle che tendono invece ad indagare sulla vita del colloquiante e sulle sue abitudini in ufficio, ad esempio: quante volte si alza in media per andare in bagno o per bere il caffè?”.

E se le referenze non serveno più per l’82 per cento degli intervistati, non resta quindi che prepararsi bene, non agitarsi più del dovuto e credere che, ogni tanto, la fortuna bussi alla nostra porta. Perché anche la fortuna è una componente fondamentale ma non indispensabile. Buona ricerca a tutti!

 

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