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15 Dec

Lavoro: 150mila i posti che non piacciono a nessuno!

Gianfranco Mingione
12 luglio 2013
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Un esercito di posti scoperti. Un’ultima indagine, svolta lo scorso mese dalla Fondazione studi consulenti del lavoro, parla chiaro: circa 150mila posti di lavoro non coperti da altrettanti lavoratori. A mancare sono i panettieri, i falegnami, i sarti, lavori dimenticati dai giovani che, o per ambizioni genitoriali o per emulazione, decidono di intraprendere altre strade. La Fondazione ha elaborato i dati inviati da 28mila iscritti che gestiscono un milione di aziende e il quadro che emerge potrebbe essere positivo: “La crisi è evidente, ma il lavoro in alcune sue accezioni non sembra mancare. Tutti i posti per cui non c’è domanda, ma sussiste un altissimo livello dell’offerta, sono i cosiddetti posti in piedi, quei lavori da svolgere manualmente”.

Mi servirebbe un chilo di pane? Non c’è il panettiere, mi dispiace! Sono tanti i prodotti creati dalle figure professionali che non vengono coperte. Fare il panettiere è un lavoro dai turni faticosi ma dà sicuramente molte soddisfazioni, umane ed economiche, eppure non si riesce a coprire il 39% dei 1.040 posti disponibili in questo campo. Stessa storia per un altro lavoro particolarmente snobbato, quello del falegname: “Basta fare il giovane presso un falegname esperto e, se si possiede una discreta somma di denaro, si può lavorare autonomamente. I guadagni sono assicurati, ma la strada è lunga e impervia”. Per non parlare del mercato degli infissi con 1.500 posti disponibili e l’83% di questi non coperto.

Non va meglio nel turismo, nell’agricoltura e nella sanità. Il turismo e la ristorazione, di cui l’Italia può e dovrebbe vivere, necessità di camerieri e baristi. A sbrigare queste mansioni sono spesso i giovani universitari, una presenza che, comunque, non riesce a coprire tutta l’offerta richiesta, nella misura del 14%. A seguire operai agricoli, pasticceri, macellai. Il comparto infermieristico, lo scorso anno, necessitava di 22.000 nuove unità e “il numero chiuso imposto dal sistema universitario (accettati solo 16mila nuovi studenti alla laurea triennale in scienze infermieristiche) e la poca attrattiva del lavoro, hanno imposto il ricorso all’utilizzo di molto personale straniero” (fonte: www.fondazionestudi.it).

Le possibilità ci sono, basta solo saperle cogliere.

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