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Ramadan: meglio digiunare anche da Facebook e Twitter

LaRedazione - 16 luglio 2013
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16 luglio 2013
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E’ da considerare immorale, nel corso del Ramadan, accedere al profilo di un social network prima del tramonto? E’ questa la domanda che in questi giorni circola nelle comunità musulmane e sul web, la cui risposta potrebbe aggiornare il concetto di privazione cui il Ramadan fa riferimento. Se il Ramadan è un mese sacro, sostengono molti fedeli, dedicato interamente alla spiritualità e ai precetti religiosi, al punto tale da rinunciare, nella parte diurna della giornata, a cibo e acqua, perché non si dovrebbe digiunare anche da tutti i social network che oggi hanno preso possesso della quotidianità di molti di noi?

L’altra voce che si leva sulla questione è quella di chi vede strumenti come Twitter e Facebook come degli utili mezzi per la diffusione del credo, delle leggi del Corano e, luogo utile per fare domande ed esporre i propri dubbi riguardanti il mese sacro.

Sulla vicenda si è espresso anche Yjayl al-Neshmi, ovvero il presidente della Lega degli studiosi di sharia, il quale ha dichiarato che chattare con persone dell’altro sesso sui social network, nel corso del Ramadan, non può portare a nulla di buono, anzi, ciò può rappresentare un primo passo verso l’immoralità.

E’ ovvio che l’Islam non contempli restrizioni inerenti i social network nel corso di questo mese, ma sono in tanti i musulmani che, per poter abbracciare al meglio il cammino spirituale che accompagna il Ramadan, preferiscono, durante il giorno, astenersi da ogni attività, ovvero seguire l’Itikaf, restando in moschea. Ciò significherebbe automaticamente abbandonare la vita virtuale che la maggior parte di noi ha, al fine di non essere distratti dal cammino che s’intende intraprendere.

Abdul Ghani Hindi, professore d’affari religiosi e sociali presso l’università del Cairo Al-Azhar, ha dichiarato in un’intervista che l’astensione da ogni pratica quotidiana può anche riguardare gli odierni social network. In seguito ha però aggiunto che egli userebbe i social media a proprio beneficio, senza però che questi vadano a impedire di compiere i propri doveri religiosi.

Una voce decisamente fuori dal coro invece è quella di Hussein Rashid, professore presso l’università di Hofstra, che ha sia un profilo Facebook che Twitter, e che in tre anni ha pubblicato circa il 40% della complessità dei versetti del Corano. Rashid è seguito da ben tremila follower, dimostrando che occorre adeguarsi ai tempi, e che la preghiera non può più essere limitata dalle mura della moschea. Adeguare i precetti al nuovo millennio pare dunque non sia peccato.

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