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17 Dec

Il ministro dell’Istruzione: ‘No ai compiti d’estate’

LaRedazione - 25 luglio 2013
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25 luglio 2013
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La notizia, inevitabilmente, è di quelle destinate a suscitare dibattiti e polemiche. E, altrettanto sicuramente, di quelle che fanno esultare gli studenti di tutte le età, che lottano quotidianamente con i genitori per dedicare qualche ora ai compiti delle vacanze. Ora, dalla loro parte c’è un alleato decisamente importante, contro cui mamme e papà faticheranno sicuramente a replicare: il ministro dell’Istruzione Maria Chiara Carrozza.

La titolare del delicato dicastero, in un’intervista rilasciata alla giornalista Maria Latella per il Messaggero, tra valutazioni su Letta e l’operato del governo e alcuni risvolti più personali, in un passaggio decisivo del colloquio si è detta in disaccordo con il metodo scolastico abituale che prevede che gli alunni, nei mesi estivi lontani dai banchi di scuola, si carichino di complicate versioni di greco e latino, traduzioni e problemi matematici. Molto meglio tornare a dedicarsi alla lettura di qualche classico della narrativa mondiale, o di qualche saggio che stimoli curiosità e interessi.

Detta così può suonare una netta vittoria per la lobby degli studenti con poca voglia di fare, ma il ragionamento del ministro va più in profondità: “E’ inutile – dice – dare grosse quantità di compiti che, alla fine, vengono svolti meccanicamente, senza dedicarci la giusta concentrazione. Se vacanza deve essere, che vacanza sia, fino in fondo, magari, però, per un periodo più breve”.

Vacanza, quindi, ma con un buon libro in mano: il bravo insegnante, secondo le parole della Carrozza, è colui che sa stimolare la curiosità dei suoi alunni, magari fornendo loro una lista di letture interessanti da fare durante l’estate. Sarà poi il singolo ragazzo a scegliere all’interno di questa lista cosa leggere e quali temi approfondire.

La convinzione del ministro, infatti, è che uno dei compiti fondamentali della scuola sia quello di stimolare i ragazzi e insegnare loro anche il valore e l’importanza della scelta, aiutandoli in questo modo a responsabilizzarsi e formando i loro gusti e le loro inclinazioni. Non è possibile che un paese come l’Italia con la sua tradizione e la sua cultura, sia considerata la nazione in Europa in cui si legge di meno: questa è una tendenza che il ministro vuole cambiare, tornando ad avvicinare i giovani ai libri di testo e cercando di stimolare la curiosità verso le letture di quegli scrittori che hanno reso grande il nostro Paese.

Certo, perché tutto questo meccanismo si metta in moto, c’è sicuramente bisogno dell’imput del ministro, di insegnanti attenti e preparati, ma anche della buona volontà degli studenti che, sgravati dei carichi dei compiti, approfittino davvero della situazione e tornino a leggere i libri che li possono aiutare a diventare grandi sul serio. Parola di ministro.

 

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