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12 Dec

Stupro di gruppo: la Corte Costituzionale dice ‘no’ al carcere

LaRedazione
24 luglio 2013
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Il codice di procedura penale, all’articolo 275 prevede, per i reati di stupro, l’immediata carcerazione del colpevole o dei colpevoli. Da oggi, però, tutto cambia e, secondo la Corte Costituzionale, per i reati di stupro, se sono previste misure alternative al trasferimento in carcere, possono essere applicate. Ora la domanda che si pongono tutti gli italiani è la seguente: perché non imporre la custodia cautelare in carcere verso chi ha commesso uno dei reati più odiosi e aberranti che esistano? Non è meglio tenere in gabbia persone che si sono macchiate di simili colpe? E le cosiddette norme alternative quali sarebbero e chi ne beneficerà? Sono queste le domande che impazzano nella rete e già comincia il tam tam dei commenti, delle accuse e delle dichiarazioni, stupite e accalorate, da parte degli italiani.

L’indignazione verso la magistratura cresce e comincia a crollare la fiducia verso una giustizia sempre più controversa e inattuale. Quando si parla di misure alternative, ad alcuni, fischiano le orecchie ma ormai il dado è tratto. La Corte Costituzionale ha, di fatto, gettato nuove ombre su questi casi spinosi. Il reato sessuale implica un colpevole che, con atti fisici e violenti, s’impone come dominatore nei confronti della vittima. Nei reati di stupro di gruppo, se nella fattispecie qualcuno assiste alla violenza o la incita ma senza compiere l’abuso sessuale, può oggi avere trattamenti e pene diverse. E’ questo il nocciolo della discussione che sta divampando sul web.

E allora ci chiediamo se, quelli che assistono a uno stupro, non fanno a loro volta una violenza pur senza compierla? Partecipare, come spettatore, non ti rende meno colpevole di chi sta compiendo uno stupro, e quindi francamente ci sembrano strane queste misure alternative che la Corte Costituzionale dovrebbe applicare. Ci sembra che non si voglia tutelare la donna, che non subisce soltanto una violenza fisica, ma deve anche far fronte a uno stupro emotivo e psicologico.

E allora, poiché va di moda farlo, entriamo anche noi nella mente delle vittime, e non solo dei carnefici. Cerchiamo di capire, di metterci nei panni di chi ha subito uno stupro di gruppo e lo facciamo senza retorica ma per amore della giustizia. Vorremmo capire quali sono queste misure alternative al carcere, vorremo elencargliele a una vittima di stupro: per lei esistono solo carnefici, persone che devono pagare per le loro colpe. Per la giustizia italiana invece, esistono i casi, le dinamiche, le leggi che si possono applicare e i codici che si possono interpretare. E ora la vittima può vedere il suo stupratore beneficiare di misure alternative al carcere, si chiederà se non è stata a sua volta stuprata dalla legge che spesso “difende” i colpevoli. Una domanda che forse rimarrà senza risposta, ma intanto la polemica c’è e sarà dura per la magistratura arginare il malcontento.

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