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Tecnologia: chiude la Mivar, un altro pezzo d’Italia se ne va

Michela Fiori - 15 ottobre 2013
Michela Fiori
15 ottobre 2013
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A dicembre l’Italia dirà addio a un altro pezzo della sua industria. Dopo 68 anni di lavoro chiude la Mivar la “Milano Vichi Apparecchi Radio“, storica azienda produttrice di televisori. La chiusura della Mivar rimbalza da stamattina di radio in radio e di giornale in giornale. Il colpo, oltre che all’industria produttiva italiana va anche all’immaginario collettivo: chi di noi non ha mai posseduto o non conosce una persona che ha avuto in una stanza di casa un televisore targato Mivar? Quelli con il tubo catodico per intendersi, spesso di piccole dimensioni ma funzionali.

Negli anni ’90 l’azienda era tra i marchi di riferimento del mercato dei Tv color e produceva un terzo dei televisori venduti nel nostro Paese. Fondata ad Abbiategrasso nel 1945 aveva saputo conquistarsi la fedeltà di tanti acquirenti non solo in Lombardia. Il suo capitano, Carlo Vichi, oggi novantenne, non ha mai voluto spendere in pubblicità: “E’ come una droga – afferma a Repubblica –quando cominci sei costretto ad aumentare la dose”. Ha comunque sostenuto l’azienda fino all’ultimo. A partire dagli anni 2000 l’azienda è entrata in crisi a causa dell’arrivo sul mercato dei giganti orientali e per non mandare via i dipendenti Vichi ci ha messo, di suo, tra i 100 e i 120 milioni di euro. Un industriale d’altri tempi insomma, molti al posto suo avrebbero già delocalizzato gli stabilimenti all’estero dove la manodopera costa meno.

“L’Italia è morta nel 1945 – afferma – finita la guerra siamo stati superati da tutti. Dovremmo lavorare come i cinesi, con onestà e intelligenza. Il problema invece è che non sappiamo più lavorare. E i prodotti fatti senza utilizzare tutte le possibilità che la tecnologia offre vengono rifiutati dal mercato”. Tuttavia il marchio Mivar non scomparirà del tutto, si trasformerà in “Milano Vichi Arredamenti Razionali” e si occuperà di arredamento di design.

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