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11 Dec

Usa: sciopero hamburger, giovedì chiusi i fast food

LaRedazione
2 dicembre 2013
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Usa: sciopero hamburger, giovedì chiusi i fast food

Negli Stati Uniti giovedì prossimo un simbolo della cultura culinaria nazionale sciopererà: niente hamburger, chiusi i fast food di cinquanta grandi città americane.

Una protesta che può apparire singolare, ma che è sicuramente sentitissima considerando quanto l’hamburger è radicato nell’immaginario collettivo a stelle e strisce. Sono i lavoratori dei ristoranti che servono il piatto Usa più famoso e probabilmente più esportato nel mondo ad incrociare le braccia. Lo fanno per una lotta sindacale che va in realtà avanti da parecchio tempo, e che giovedì toccherà probabilmente il suo apice con lo sciopero collettivo.

In precedenza, alcune proteste erano già state organizzate localmente: le richieste vertono principalmente sull’aumento del salario minimo per i lavoratori delle catene fast food a quindici dollari l’ora, e contestualmente all’organizzazione di una sigla sindacale unitaria, che raccolga e tuteli sotto la sua egida tutti i lavoratori del settore. Obiettivi ambiziosi, soprattutto il secondo, e che finora non hanno riscosso grande successo.

E’ arrivata dunque la decisione di incrociare le braccia unilateralmente, ed in oltre cinquanta grandi centri andrà in scena la chiusura collettiva dei fast food, in un momento in cui l’attenzione sulla tematica – lavoro è alta in America, considerando che l’otto dicembre negli Usa si celebra la festa dei lavoratori. Il lavoro nel fast food è considerato un caposaldo per i giovani studenti americani a caccia di qualche piccolo guadagno per rimborsare le prime spese di una vita lontano da casa.

Il problema è che le condizioni generali di lavoro sono andate sempre più progressivamente peggiorando, con ore passate in cucina davanti ad una friggitrice non retribuite in maniera adeguata, rispetto a quella che è la comune realtà salariale negli Usa. La paga di un ragazzo che lavora a tempo pieno in un fast food si aggira sui diciottomilacinquecento dollari l’anno, ovvero circa quattromilacinquecento in meno rispetto ai ventitremila che rappresentano, secondo gli istituti di ricerca negli Usa, la soglia di povertà sotto la quale un americano non guadagna abbastanza per provvedere al suo sostentamento.

Senza considerare che sempre più spesso a lavorare davanti alle friggitrici non sono solo studenti desiderosi di arrotondare, ma anche madri di famiglia costrette di fatto ad accettare turni di notte e di giorno pur di riuscire a pagare l’assistenza sanitaria alla propria famiglia.

Finora la precarietà generale di questo tipo di mestiere non era riuscita a far ottenere grandi conquiste ai lavoratori, si spera che il mega – sciopero di giovedì prossimo, che vede coinvolti  i fast food di cinquanta grandi città americane, possa sensibilizzare in maniera efficace l’opinione pubblica.

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