
E' uscito venerdì scorso Backspacer, l'ultimo album dei Pearl Jam e nono della carriera del gruppo, icona del grunge negli anni Novanta insieme ai Nirvana di Kurt Cobain e che come i Nirvana continuano ad avere successo in tutto il mondo.
La prima cosa che salta all'occhio è la scelta della band di autoprodurre Backspacer lasciando che venga distribuito da Universal secondo vari accordi commerciali e questo si nota nella scelta dei pezzi e nella loro definizione.
Per questo Backspacer è un disco breve (37 minuti in totale), composto da 11 tracce che però sono complete.
Si parte con i tre Gonna see my friend, Got some e The fixer che se occhieggiano al pop si ritrovano immediatamente dichiarando apertamente i propri intenti, far brillare il passato alla luce del presente.
E proprio per questo Backspacer racconta l'evoluzione di un gruppo che è rinato dalle sue ceneri senza mai snaturarsi e che anzi, a 19 anni dall'esordio, continua a fare musica che piace e che, soprattutto, piace a loro.
Stile inconfondibile, suoni chiari ed essenziali che si chiudono con la splendida The End, ballata finale in cui Eddie Vedder si svela al suo pubblico: "la gente cambia. Tutto cambia. Io voglio solo invecchiare".
Senza mai cambiare, con coerenza, piacere e quella voglia di riscoprire ciò che si era e ciò che si è ancora.
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