
La più brava, la più bella, la più premiata. Ma anche la più osteggiata quando si tratta di esibizioni live.
Dopo il clamore riscosso dallo show cancellato da Beyoncè in Malesia, si è rischiato di avere il bis, stavolta in Egitto. Ma per fortuna tutto è andato liscio.
Sabato scorso, location di Port Ghalib, sul Mar Rosso. Beyoncè sale sul palco ed è musica, anche se fino a poche ore prima deputati e gruppi su Facebook avevano provato a dissaderla dall’intento.
Hamdi Hassan, deputato indipendente vicino ai Fratelli Musulmani, era arrivato a invocare il governo affinché quel concerto - "una festa a carattere sessuale" – fosse cancellato. Ma la star ha trionfato, senza minare "la stabilità e la pace sociale del Paese".
E pazienza per i costi alti. Biglietti fino a 2000 mila lire egiziane (circa 250 euro), un tour mediorientale da 53,5 milioni di dollari (ben 36 milioni di euro). Per Beyoncè questo e altro.
Identica sorte era accaduta lo scorso anno a Shakira, in concerto al Pyramids Plateau Cairo. L’imam Khaled al-Guindi l’aveva infatti attaccata paragonando la sua performance a una sorta di prostituzione.
Le prossime sexy voci sono dunque avvisate.
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