
Tutti contro la "deriva plebea" della musica strumentale, specie se nelle vesti di "poppante" in crescente ascesa c'è un artista da record come Giovanni Allievi. ll pianista più pop del panorama musicale italiano è al centro di pesanti critiche dai più "austeri" colleghi del settore, oltre che dai giornalisti della carta stampata.
Ad aprire le danze dell'opposizione è stata una penna diabolica come quella di Filippo Facci, il primo ad attaccare su Il Giornale la scelta di chiamarlo per il concerto di Natale in Senato.
In seguito alla sua applauditissima performance con l'orchestra dei Virtuosi Italiani il noto violinista Uto Ughi, sulla Stampa, si è scagliato contro la sua pluricelebrata notorietà definendola frutto di "un furbesco fenomeno di marketing" e ritenendo la sua esibizione "un'offesa per ogni musicista".
Le accuse sono proseguite su Repubblica di ieri, con la pubblicazione della lettera anti-Alievi di Cesare Mazzonis, direttore artistico dell'orchestra Nazionale Rai.
Di qui la doverosa replica del diretto interessato, che oggi si merita un paginona degli Spettacoli di Repubblica: "il mio concerto ha rotto una tradizione. Le critiche che ho ricevuto sfociano nell'offesa personale, non sono misurate né contestualizzate. Sono abituato ad avere a che fare con i detrattori, ho capito che chi aggredisce criticando in questo modo mette in piazza i propri fantasmi e le proprie paure. C'è anche da dire che attaccarmi in modo così violento, oggi, garantisce un siparietto di visibilità, quei famosi 15 minuti profetizzati da Andy Warhol".
A proposito, dunque di chi giudica il suo modello il trionfo della superficialità in note, a dispetto della vera musica colta, lui puntualizza di essersi diplomato in composizione e di scrivere secondo le tradizioni della musica classica europea, che essendo però scritta oggi è contemporanea senza alcuna accezione negativa che vogliono attribuirie: "sono solo una persona convinta e innamorata di ciò che fa. Sono un simpatico megalomane, perché pensare in grande è il dovere dell'artista. Confrontarsi con i geni del passato è forse un peccato? Voglio ricordare che Mozart è il musicista che ha venduto di più nella storia e mi viene in soccorso. La musica deve essere promotrice di una semplicità che è complessità risolta, da tutti riconoscibile, che non inficia la propria origine colta. E' da lì che io vengo, quello è stato il mio percorso di studi".
A Mazzonis, che lo ha accusato di aver avuto la presunzione di dirigere senza esserne in grado, ribatte: "non nasco direttore d'orchestra, è vero. Ma voglio ricordare che fino alla metà del Settecento è sempre stato il compositore a dirigere la sua musica".
Siamo sicuri che la sfida non finisce qui, visto che Allevi potrebbe aver peccato secondo qualcuno di ulteriore presunzione... Intanto non stiamo parlando di un caso isolato, visto che un altro musicista consacrato da televisione e media sta arrivando molto lontano.
Altra perla nazionale è infatti rappresentata da Francesco Cafiso, noto sassofonista considerato uno dei talenti più precoci del jazz.
A sdoganarne le qualità per primi sono stati Maurizio Costanzo e Maria De Filippi, il primo invitandolo ripetutamente nel suo Show e la seconda ad Amici, molto prima che diventasse il talent show che è oggi.
Ora Cafiso suonerà a Washington, ospite di Wynton Marsalis e della Jazz at Lincoln Center Orchestra, nella cerimonia in onore dell'insediamento del nuovo presidente Barack Obama.
Nel suo caso, probabilmente, il pregiudizio peserà meno vista la sua fama ormai riconosciuta a livello internazionale...
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Concordo con chi dice che allevi è un prodotto di marketing. personalmente non lo ritengo affatto un artista. Uno bravo si, ma c'è di meglio
Ad esempio? Prova a fare qualche nome....
Giovanni Allevi non è solo un fenomeno come musicista, ma anche un uomo di eccezionale spessore e questo lo si capisce chiaramente leggendo ciò che scive. Per me è stato una bellissima scoperta, una stella cometa in una monotonia musicale assoluta. Dalla prima musica che ha scitto all'ultima ha sempre mantenuto un'originalità e una grandiosità rarissime ai nostri tempi. E non sono l'unica a pensarla così. I suoi fans sono molti di più dei suoi critici, solo che mentre i critici parlano e scrivono i suoi ammiratori passano il tempo in un modo migliore: ascoltando la sua musica. Giovanni non ti fermare mai!
Il povero Allevi testimonia il livello di conoscenza musicale a cui possiamo aspirare in un Paese oberato di cultura televisiva.
Si può concere che sia meglio di molta immondizia pop, ma sfido chiunque abbia un po' di conoscenza musicale non limitata all'ultimo cd pop-rocckettaro a inserirlo tra i compositori, anche quelli minorissimi, della grande tradizione classica.
Perfino molte "canzonette" pop sono armonicamente e melodicamente più movimentate e "ariose". Certo, per gli amanti di Grass, magari Allevi potrò significare perfino qualcosa come "compositore classico".
Aridatece il clavicembalo di Frascobaldi!
Che il clavicembalo di Frascobaldi lasci tranquillamente posto al melodioso suono del pianoforte di Allevi e alle emozioni forti che sucita!
scusa, chi sarebbe questo Grass?
Non ci vuole molto a capire che la polemica scatenata da Ughi è una consacrazione di Allevi ad autentico genio musicale del nostro tempo, l'unico che ha avuto la forza, il coraggio e la fantasia di riportare la musica classica alle sonorità dei nostri giorni.
Il commento più frequente dei suoi colleghi è "saprei farlo anch'io", ma in sostanza Allevi è stato il primo a farlo, almeno in maniera così decisa.
C'è un'ultima osservazione da fare. Allevi viene descritto come una persona senza spessore. Ebbene, se si legge l'intervista di Ughi, e la si confronta con la risposta di Allevi (pubblicate entrambe su La Stampa) si nota l'enorme abisso culturale che separa i due. Il primo cita Mina e Modugno, mentre Allevi argomenta le proprie idee sulla logica di Hegel e sul pensiero del teologo Turoldo...
Credo fermamente nel talento di Allevi. Tuttavia è assolutamente importante che non si faccia confusione tra il compositore marchigiano e i veri grandi geni della musica, tanto per citarne alcuni, come Bach, Mozart, Beethoven... Geni e innovatori!!!!! E' da riconoscere, tra l'altro, l'impegno di Allevi nell'opera di divulgazione di una musica che rappresenta un vero fenomeno di nicchia, specie in questa nostra Italia così "musicalmente superficiale". Un'ultima cosa: Allevi ha fatto proprio un modo di scrivere che in realtà si potrebbe riscontrare nella produzione del passato di altri compositori... Tanto per fare un esempio, provate ad ascoltarvi "Children's songs" di Chick Corea che è una deliziosa raccolta di brani scritti intorno agli anni ottanta. Non trovate ci siano molti spunti inseriti nell'opera alleviana? In ogni modo, evitando eccessi di complimenti e strafalcioni vari che conducano ad innumerevoli malintesi (soprattutto per non irritare gli addetti ai lavori), è giusto che Giovanni Allevi abbia il suo meritato successo, sia perchè è un abile pianista, sia perchè la sua musica (sebbene non sia geniale) è pur ben organizzata!
Ringrazio tutti per essere intervenuti in modo costruttivo e aver arricchito gli spunti di questo topic. Continuate ancora, commenti così sono solo graditi.
Sono assolutamente d'accordo con Alessandro.
Allevi è un bravo pianista come tanti altri, è uno che è diventato famoso a mio avviso non per la bravura come artista ma per il fatto di essere "diverso", di vestire in maniera diversa, di rappresentare uno standard diverso rispetto alla media di chi fa musica classica.
Per il resto, non è proprio un genio: geni sono altri, sono Bach, Beethoven, sono quelli che hanno portato la musica nella storia,
Allevi, nella storia, ci porta i capelli e i soldi che si sta facendo alle spalle di chi lo crede un genio.
E' un prodotto di marketing che sa suonare il piano e che se sapesse suonare la chitarra sarebbe invece come tanti altri chitarristi
Mi correggo: intendevo dire Philipp Glass, compositore americano, non Grass.
Se può assomigliare un po' a Corea, è perché Allevi è in effetti fondamentalmente "fusion", passando da un'armonia "classica" ad alcuni modi jazzistici (con tanto di "abbelimenti"/blue note).
Ma il modo di farlo è ultra-semplificato. Niente da ridire su questo, ma non è che parlando di Hegel riesce a innalzarsi allo Spirito Assoluto e a riempire lo iato tra la sua musica e quella che ha la ventura di suonare uno come Uto Ughi.
Ed è quello che, a parole, pretende di fare. Altrimenti, nessuno - Ughi compreso - gli si sarebbe scagliato addosso!
E' la presunzione (ingenua o infarcita dal marketing, o entrambe) che attira i dardi della critica musicale... se lui tira in ballo Mozart da un palco classico (e non dal quello del festivalbar), beh, le penne.... s'arroventano!
Ora sono stufa di sentire sempre le stesse sciocchezze!
Di uffici stampa, ne è pieno il mondo. Di parrucche con i ricci pure. Cari pianisti, che siete come Allevi, numerosi, e di pari talento: andate subito dal parrucchiere, e comprate delle scarpe da tennis. Presto!!! Automaticamente farete una tournèe di 150 concerti da tutto esaurito!
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