La canzone Luca era gay di Povia non tradisce le aspettative e, almeno stando a Gino Castaldo di Repubblica che l'ha ascoltata in anteprima "superando ostacoli degni di un segreto di Stato", scatenerà polemiche a non finire.
"La canzone è un rap e racconta con dovizia di particolari la storia di Luca", dice Castaldo, "praticamente un melò: l'infanzia, dominata da una madre iperaffettuosa, ovviamente gelosa di altre femmine che "mi parlava sempre male di papà mi diceva non ti sposare mai" e un padre che non regge il disagio, "non prendeva decisioni e stava fuori tutto il giorno", alla fine se ne va, comincia a bere, di fatto scompare dalla vita di Luca finché, seguendo un determinismo meccanico, da manuale di psicologia minore, arriva un uomo adulto (in zona di sospetta pedofilia, tanto che il ragazzo teme possa essere arrestato, ma pensa già a far sparire le prove così lo assolvono), un uomo che, neanche a dirlo, sostituisce il padre mancante e gli regala il tanto agognato amore".
Poi la rivelazione finale con Luca che dice ai genitori: "papà ti ho perdonato, mamma ti penso spesso ma adesso sono innamorato dell'unica donna che abbia davvero amato".
Come dire: Luca si ravvede e sposa una donna perchè, dice Povia nel testo secondo quanto riportato da Castaldo, l'omosessualità è devianza causata da una situazione familiare e dunque si può evitare l'errore e tornare indietro.
L'anno scorso Anna Tatangelo portò a Sanremo il brano Il mio amico dedicato ad un amico omossessuale ma non creò lo scandalo che sta crando Povia, che invece parla di vera e propria anormalità della condizione omosessuale.
A questo punto non resta che aspettare l'esibizione di Povia a Sanremo sempre a patto che, se le rivelazioni di Castaldo fossero vere (e non nutriamo alcun dubbio in proposito), il cantante, il suo entourage e lo staff di Sanremo non decidano di apportare qualche modifica al testo. Regolamento permettendo.
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Ma perchè non se ne torna con i piccioni?