Per i Radiohead si paga poco o niente

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Si sarebbe rivelata tutto fumo e niente arrosto l'iniziativa dei Radiohead di vendere il nuovo album su Internet permettendo agli utenti di scegliere il prezzo di acquisto.

Secondo la ComScore, azienda che analizza il comportamento online di circa 2 milioni di utenti in tutto il mondo, il 62% dei 12 milioni di fan che si sono affrettati a scaricare In Rainbow dei Radiohead, uscito un mese, fa non ha tirato fuori neanche un centesimo.

I più tirchi, dice ComScore, sono stati proprio i fan inglesi che hanno tirato fuori una media di 2,24 sterline (3,20 euro) a testa, mentre quelli americani sono stati poco più generosi con 2,98 sterline (4,20 euro) e solo il 12% ha sborsato una cifra compresa fra 3,90 e 5,80 sterline (5,60 e 8,30 euro).

Immediate le reazioni delle case discografiche che, seppur spaventate dal modello proposto dai Radiohead, hanno guardato all'iniziativa con una certa curiosità proprio per verificare se si potessero trovare dei modi alternativi per fare affati.

"È un risultato deprimente"
, ha detto al Daily Mail Tim Dellow, co-fondatore dell’etichetta Trasgressive Records, "e questo dato scoraggerà sicuramente le band più piccole a riproporre un simile modello di business in futuro. I Radiohead avrebbero potuto fare un gran bel colpo, ma la loro iniziativa è fallita principalmente perché i loro fan sono cresciuti nel tempo grazie all’aiuto della major discografica e ai suoi canali di distribuzione e marketing".

Interessante la presa di posizione di Fred Wilson della Union Square Ventures, azienda che promuove la musica sul web: "questo risultato così negativo è la dimostrazione che per la maggior parte della gente la musica digitale deve essere gratis e che non vale la pena pagare un solo centesimo per averla".

C'è però da dire che, se facciamo due conti in base alle percentuali tirate fuori da ComScore, il 38% degli Internauti ha pagato qualcosa e stando ai conti fatti dal sito del gruppo, l'iniziativa dei Radiohead ha fruttato 2,26 dollari a download; numeri che non possono essere definiti malvagi se pensiamo all'esplosione dei contenuti prelevati gratuitamente anche se illegalmente e se pensiamo che per la band si tratta di un guadagno netto da non dividere con le major.

Certamente se non si fossero chiamati Radiohead non avrebbero potuto affrontare questo rischio ma parlare di fallimento totale dell'operazione, francamente ci sembra troppo.




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