Il febbrile countdown per l’attesissima esibizione italiana di Tom Waits è ormai giunto agli sgoccioli: l’autore californiano, infatti, regalerà ben 3 date delle 15 del tour europeo ai fan del Bel Paese (il 17, 18 e 19 luglio).
Con l’eccezionalità che è sempre d’uopo in queste circostanze: Waits non si esibiva in Italia dal 1999 (a Firenze), e questa è assolutamente "la sua prima volta" in terra milanese.
Il tuor europeo ha seguito a ruota quello americano, che ha riscosso un enorme successo di pubblico in tutti gli States.
Le scalette scelte dal cantautore hanno davvero colpito il cuore dei fan, e al contempo li hanno lasciati esterrefatti: infatti Waits ha condito i suoi show con una buona dose di pezzi del suo repertorio "storico", in una sorta di antologia della sua trentennale carriera, nonostante in genere durante i live si concentri sui lavori più recenti.
Ad accompagnare la voce blues e nera di Tom Waits sul palco degli Arcimboldi, davanti a una platea adorante, ci sarà una band di musicisti eccezionali: il figlio Casey alla sezione ritmica, Larry Taylor al basso, Patrick Warren alle tastiere, e alle chitarre Omar Torrez e Vincent Henry, che suonerà anche armonica e sax.
Tom Waits, un po’ poeta maledetto, un po’ rude espressione dell’America cruda e sotterranea, è un artista complesso ed eclettico, incredibile persino nei panni dell’attore (in pellicole come "Coffee and Cigarettes" e in "Daunbaillò", a fianco del nostro Roberto Benigni), e il mondo non lo ringrazierà mai abbastanza per avere scritto pezzi come Rain Dogs, Blue Valentine e Closing Time.
Recentemente ha rilasciato per l’etichetta che produce i suoi album una singolarissima intervista… a se stesso! Waits si è infatti raccontato a ruota libera, con humor e autoironia, ponendosi domande e dandosi risposte.
Gli argomenti trattati sono tra i più disparati e vanno dalle sue preferenze musicali e cinematografiche (compaiono anche i "nostri" Puccini e Fellini) alle prossime elezioni presidenziali USA, dal sogno della vita, alle paure più ricorrenti, a riflessioni profonde e acute sullo stato del mondo e dell’umanità.