Secondo la maggior parte degli esperti, il cosidetto Web 2.0 è sempre più caratterizzato dall'utilizzo dei tag per la classificazione dei contenuti presenti online.
Le possibilità offerte dai tag, infatti, riguardano il fatto di poter organizzare in maniera semanticamente diversa i contenuti e dunque riorganizzare mentalmente la conoscenza e la fruizione del Web.
Secondo il Pew Internet & American Life Project nel corso di dicembre 2006, il 28% dei netizen americani ha utilizzato tag e vari tipi di catalogazioni per l'organizzazione dei contenuti online, siano essi foto, video, blog o news; sarebbe il 7% degli utenti che utilizzano Internet a dedicarsi, ogni giorno, alla classificazione semantica dei propri contenuti.
E se i numeri sembrano parlare ancora di pochi utenti interessati a questa modalità di catalogazione dei contenuti, in realtà si sostiene da più parti che si sta mettendo in atto una vera e propria innovazione in grado di trainare la crescita del Web 2.0.
Ovviamente c'è anche chi si chiede, a fronte delle grandi potenzialità del tagging, come è possibile filtrare risultati validi rispetto al gran numero di informazioni che vengono passate?
In realtà la risposta è semplice: non esistono tag sbagliati per la catalogazione di un'informazione ma solo tag più o meno pertinenti e dunque in grado in qualche modo di autodeterminarsi.
Ciò perchè è cambiata la percezione del Web da parte degli utenti che si sono resi conto che Internet non è più, e non è solo, una rete di pc o risorse ma anche e soprattutto una rete di persone ed assume dunque un ruolo sociale, in grado di (ri)organizzare la conoscenza a partire da informazioni più o meno note.
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