Adozione e affido, la Littizzetto racconta la sua storia

Le difficoltà per l’adozione, in Italia, sono tante e così c’è chi come Luciana Littizzetto sceglie la strada dell’affido, più semplice ed immediata.

Ne parla la stessa attrice su Vanity Fair di questa settimana dichiarando che insieme al compagno ha in affido due bambini, un maschio e una femmina, 11 anni lui e 14 lei, che vivono con loro a Torino.

"Ho sempre pensato di fare un pezzo di cammino con bambini meno fortunati", dice la Littizzetto, "anche già grandi, e di farlo a prescindere, che avessi o non avessi avuto figli naturali. Prima della mia carriera di comica, ho insegnato nove anni in una scuola media della periferia di Torino, dove c’erano ragazzi con situazioni difficili. Insomma, avevo già fatto un po’ di esperienza. Anche se poi, vivere quei problemi all’interno della famiglia è diverso".

L’affido congiunto dei due bambini non è stato chiesto dalla Littizzetto e dal compagno: "non l’avevamo chiesto noi. Ma sono fratelli: non ci siamo tirati indietro. Ero andata a visitare una di queste comunità dove li ospitano. Lì i bambini, quando ti vedono, ti dicono frasi del tipo: Prendi me, Non ti vado bene?. Se hai un cuore, esci che non sei più la stessa persona. I parlamentari dovrebbero farsi un giro là dentro prima di decidere chi può e non può adottare".

La Littizzetto dice di aver scelto l’affido e non l’adozione per un semplice motivo: "io e Davide non siamo sposati e quindi, per legge, non possiamo adottare. Mi spaventavano anche i tempi di attesa: in Italia l’adozione è uno stillicidio, il bambino ti arriva, se ti arriva, quando sei già vecchio. E il fatto che i bambini mantenessero un legame con i genitori naturali era per me accettabile: non ho quel senso del possesso per cui un figlio deve essere mio e solo mio".

"La cosa più difficile", ha aggiunto la Littizzetto, "è gestire il rapporto con il genitore naturale, che nell’affido c’è sempre; ogni due o tre settimane devi portare i bambini a incontrarlo e questo è destabilizzante. Torni a casa e ti casca il mondo addosso. Ci vuole tempo, dopo, per rimettere tutto insieme. Spiegare che la loro vita è fatta di te ma anche del loro passato. Non sanno mai se chiamarti mamma o Luciana".

Per questo l’adozione la permetterebbe "anche ai single. I bambini hanno bisogno di amore esclusivo, e questo lo può dare benissimo una famiglia composta da una sola persona. Vogliono una casa: i miei, per esempio, sono entusiasti di vivere in un appartamento. Felici di avere ognuno la sua cameretta, e guai se uno varca la soglia dell’altra. Ti dicono che quella tazza è solo loro, che quando parlano devi ascoltare solo loro. Sono conseguenze degli anni vissuti in comunità, senza spazi propri".