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11 Dec

Clive Owen, l’intervista tra cinema e realtà

18 marzo 2009
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In occasione dell’uscita di The International, l’intervista realizzata a Clive Owen a Londra.

– The International è un film che si occupa di cosa accade dietro le porte sbarrate delle grandi banche mondiali. Pensi che questo film possa creare una paranoia allo spettatore?

Certo che può! Ho immediatamente amato la trama di The International perché mi ricordava i thriller politici degli anni ’70, come “Tutti gli Uomini del Presidente”, ed io ne ho visti davvero molti. Questo è insomma il punto attorno al quale di svolge il film. È la versione davvero ben scritta di un thrille di politica internazionale. Ha davvero tutto: la suspense, l’azione, i misteri che devono essere scoperti e moltissimi colpi di scena.

– Pensi che questo film abbia toccata per caso alcuni dei problemi più importanti che stiamo vivendo al giorno d’oggi?
Incredibile! Abbiamo girato il film un anno fa’, e per pura ma triste coincidenza è diventato drammaticamente attuale. Sono sicuro che molti penseranno che è stato girato prendendo spunto dalle notizie di questi giorni, ma non è stato così. È stato davvero molto puntuale rispetto all’attualità.
 
– Pensi che le persone al giorno d’oggi stiano diventando molto più coscienziosi rispetto ai propri risparmi?
Certamente, soprattutto nell’ultimo anno. Fino ad un certo punto le persone tendono a mettere i soldi in banca e credere ciecamente che questi verranno utilizzati propriamente, con la certezza che questi sarebbero relativamente salvi. Gli eventi eccezionali accaduti nell’ultimo periodo, hanno destato le persone che hanno iniziato a pensare a cosa accade esattamente ai propri risparmi, come vengono usati e chi è ad usarli.

– Nella tua vita, come sei stato trattato dalle banche – specialmente all’inizio della tua carriera quando non avevi così tanti soldi?
Veramente non ho avuto molto a che fare con le banche! Sì, penso che le banche ti trattano sempre bene quando gli porti soldi, non trovi che accada così?

– Quanti stuntman hanno utilizzato per sostituirti durante la realizzazione di The International?
Questo è stato un film molto “fisico” e con molte scene d’azione. La sequenza all’interno del Guggenheim, per esempio, è una scena con tantissima azione con moltissime sparatorie, corse, vetri rotti e sangue. Ma io mi comporto sempre nella stessa maniera quando dovrei essere sostituito dagli stuntmen: faccio tutto quello che posso. Quando si arriva poi ad un certo punto, sono molto contento di avere un ragazzo che mi assomiglia e fa tutto il resto.

– Il personaggio di Naomi Watts in The International si deve fare da parte quando le cose si fanno troppo complicate, soprattutto a causa della sua famiglia. Nella tua vita, la tua famiglia ti ha mai influenzato in qualche decisione importante per la tua carriera?

Non smetterò mai di ringraziare mia moglie Sarah-Jane per quel che ha fatto con me. Mi ha sembra dato la libertà di fare qualsiasi cosa io volessi in campo lavorativo. Lei è davvero splendida, mi dà tutti gli spazi e la libertà che mi sono necessari. Quando sono fuori per lavoro, ha sempre attenzioni per me, per lei e per i bambini, ma cerchiamo di dividerci i compiti e proviamo a vederci il più possibile. Forse solamente una volta nella mia carriera mi ha ditto “Ti devi fermare e prenderti un pò di tempo libero”, io allo’ra l’ho ascoltata e me si sono fermato perché l’ho capita. Ultimamente però, è lei a tenere unita la famiglia e mi dà tutto il supporto e la libertà che mi serve. Le sono infinitamente grato.

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