Fotopoli, parla Afef

Ormai sembra quasi una consuetudine: quando si deve dire qualcosa, lo si fa a mezzo stampa. Se si è vip o pseudo tali, ovviamente.

L’ultima ad esprimersi tramite la stampa patinata è Afef Jnifen, già signora Tronchetti Provera, che ha deciso di pubblicare una lettera su Vanity Fair in cui racconta la sua condizione di persona coinvolta a vario titolo negli scandali Fotopoli e Telecom sulle intercettazioni. Lettera corredata da un’intervista esclusiva.

“Certo che è inquietante sapere di essere stata spiata. Ti senti violata. È come quando subisci un furto. Ma che cosa ci puoi fare? Ti arrabbi e poi passa. Anche perché io non ho nulla da nascondere. Quindi non ho paura. Con Marco ci abbiamo persino riso sopra”
, dice Afef che dichiara anche di essere stata oggetto di malignità.

“La mia è una miscela esplosiva. Sono araba, figlia di musulmani, faccio Tv, mi sono sposata con un bell’uomo, che molte belle donne italiane desideravano. È comprensibile che ci sia un pò di invidia. Ma il razzismo è un’altra cosa, il razzismo è intollerabile. E, comunque, la donna forte, quella sicura di sé, non invidia, non guarda le altre. Tra l’altro la gelosia ti fa invecchiare male. Ti si rovina la pelle. Ti vengono le rughe. Io mi astengo”.

E lei dimostra di essere una donna forte e di aver reagito positivamente a tutto ciò che è successo nonostante il suo matrimonio sia stato in qualche modo messo a dura prova proprio dai presunti scoop usciti sui giornali in cui si parlava peraltro anche delle sue amicizie con il figlio di Gheddafi, con Terek Ben Ammar e con Silvio Berlusconi: “io e mio marito ci siamo legati ancora di più. Credo in lui. Non mi ha mai delusa. Lealtà, fiducia, etica, moralità: questi sono i cardini del nostro rapporto. Certo, quando vedi i giornali non puoi rimanere impassibile. Credo però sia normale che persone in vista come Marco e me siano oggetto di denigrazione e di veleni. Fa parte di un tragico gioco”.

Poi la questione spinosa legata al figlio, coinvolto anche lui nella vicenda anche se non personalmente: “non credo che abbia colto molto. A quell’età ti occupi di altre cose. Samy protesta perché non lo faccio andare in discoteca: solo qualche volta al sabato pomeriggio, e solo con un ‘angelo custode’ alle costole. Gli do libertà, ma controllo. Voglio sapere chi sono gli amici, da dove vengono. Non voglio che pensi di poter fare ciò che vuole. Troppi ragazzi, oggi, hanno perso il senso della misura. Finirà il liceo e poi vorrei che andasse all’università a Londra. Magari potessi andarci anch’io”.

E la questione della sua ricchezza, guadagnata o conquistata dopo il matrimonio: “guadagno bene, ma non rubo nulla. Io stavo bene anche prima di sposare Marco. Non mi è mai mancato niente. Non ho la passione per le auto di lusso, mi sposto su una Mini. Viaggio sia in business class che in economy. Mi vesto con i jeans, una camicia e un pull di cashmere. Non è vero che mi diverto a fare shopping – gratis, magari – nel quadrilatero della moda. Le barche non mi piacciono, piacciono a Marco. Forse dormo più volentieri in un albergo a cinque stelle, questo sì. Non organizzo maxi party. Al massimo una cena semplice per otto. E non vado in giro coperta di diamanti” dice Afef che sostiene di trovare “triste e mortificante l’idea di donne che ambiscono a fare le mantenute. Ho iniziato a lavorare a 19 anni. Tengo la mente attiva, conosco persone nuove, imparo, vivo. Il lavoro è vita. Il lavoro è rispetto. Il lavoro è libertà. Lo è per tutti, e va pagato a tutti. Anche a quelli che i soldi già ce li hanno”.

Infine la questione Vallettopoli/Fotopoli: “non mi piace giudicare le persone prima che i processi siano iniziati e finiti. Troppa gente in Italia paga il prezzo del sentito dire. Non capisco quale sia il reato nel proporre a una celebrità di acquistare le sue fotografie prima di offrirle a un giornale di gossip. Sono d’accordo con Diego Della Valle: se uno vuole ritirare delle foto per tutelare la propria privacy, non c’è nulla di male. Dipende molto dal modo con cui certe cose ti vengono proposte. Una cosa è certa, però: sulla privacy, nel nostro Paese, c’è molta confusione e poca tutela. Si fidi, io ne so qualcosa”.

Quel che Afef sa, di certo, è come dar vita ad un bel reality su carta patinata… avrà preso esempio da Veronica Berlusconi?