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14 Dec

George Clooney a Roma schiva le domande sulla Canalis e sulla politica

17 ottobre 2009
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Proiezione stampa affollatissima e conferenza stampa ancora più affollata questa mattina al Festival del cinema di Roma: protagonista George Clooney, interprete del film di Jason Reitman Up in the air in sala da noi solo a gennaio 2010.

Up in the air racconta la storia di Ryan, un uomo libero e senza legami di nessun tipo che passa la sua vita in volo e negli aeroporti, spostandosi attraverso il continente per andare a licenziare i dipendenti delle aziende in difficoltà; un film che parla della crisi economica e delle sue conseguenze e tende a far riflettere anche sui rapporti e sui legami tra le persone.

Tante domande, tante battute e una sola certezza: Clooney non ha parlato nè di politica nè di Elisabetta Canalis, trincerandosi dietro un "non sono italiano" per evitare di disquisire di argomenti importanti.

Un giornalista francese ha provato a chiedergli di parlare della politica interna italiana e molti oggi hanno parlato di Clooney come ormai "mezzo italiano" per via della sua residenza a Como ma l’attore ha glissato sulla domanda parlando invece del film che sta girando nelle zone colpite dal terremoto in Abruzzo.

"Sembra che ci sia grande impegno in queste occasioni da parte di tutti", ha detto Clooney, "come successo negli Usa con la tragedia di New Orleans, ma poi dopo un anno cominciano a calare i finanziamenti, a venir meno le raccolte di fondi. Il film che stiamo girando è anche modo per tenere quella zona sempre sotto i riflettori. Perché New Orleans, per esempio, benché ormai se ne parli poco è lontanissima dal ritorno alla normalità".

Un olandese, invece, lo ha stuzzicato sulla sua presunta omosessualità (ed è stato cacciato dalla sala stampa, ndr) ma l’attore ha solo ribadito i motivi per cui ha deciso di concedersi meno alla stampa: "un confine legittimo, nel rapporto con i media, deve esserci. Anche perché dare risposte sul piano del gossip finisce per avere un impatto negativo proprio sul film".

Inevitabile il commento sul premio Nobel al presidente Usa Barack Obama con l’attore che si è definito "un sostenitore di Obama fin dall’inizio", sostenendo di riporre "grandi speranze" nel presidente americano e di essere "fiero del paese che lo ha eletto".

George si conferma dunque attore militante e non a caso annuncia un nuovo progetto come regista: "è la storia di un caso giudiziario legato a Guantanamo, sto aspettando che mi arrivi la sceneggiatura".

Il gossipintanto  aspetta la sceneggiatura di Clooney e la Canalis e, benchè lui non ne voglia parlare, a destare la curiosità di tutti oggi come oggi è più questo aspetto della sua vita che altri.

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