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13 Dec

Marco Borriello su GQ contro Roberto Saviano

3 giugno 2010
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Marco Borriello, attaccante del Milan appena escluso dalla Nazionale di Calcio, è il protagonista dell’intervista di questo mese del magazine GQ.

Un’intervista che sta facendo discutere visto che il napoletano ha deciso di sparare a zero su Roberto Saviano dichiarando che "è uno che ha lucrato sulla mia città. Non c’era bisogno che scrivesse un libro per sapere cos’è la camorra. Lui però ha detto solo cose brutte e si è dimenticato di tutto il resto".

Parole forti che rimandano all’esperienza di vita del calciatore, il cui padre è stato ucciso proprio dalla camorra come spiega bene Il Corriere del Mezzogiorno: "secondo i fascicoli di polizia e carabineri, suo padre Vittorio, detto «Biberon», prestava soldi a usura alle persone del quartiere controllato dal clan Mazzarella. Vittorio finì sotto processo per associazione mafiosa, ma fu assolto completamente. Da quel giorno, però, «Biberon» sparì. La sua fine la racconterà nel 1999 il suo sicario, il pentito Pasquale Centore, ex direttore di banca e pezzo grosso della Dc casertana. Centore confessò di aver ucciso il padre del calciatore nell’agenzia che egli stesso gestiva nel centro di Napoli. Vittorio Borriello, secondo il pentito, pretese 300 milioni di lire come interessi su un prestito. Dopo un litigio, Centore sparò a Borriello e lo ammazzò. Portò via il corpo, e lo seppellì sotto la sua villa".

Il calciatore invece racconta solo: "ho sempre avuto una famiglia alle spalle che mi ha sostenuto e non mi ha mai fatto mancare niente. Poi a un certo punto è capitato uno spiacevole episodio, ma l’affetto c’è sempre stato. Crescere senza una figura maschile di riferimento è stato duro. Per fortuna, abbiamo avuto una mamma che ci ha fatto anche da papà. Comunque è un’esperienza che mi ha rafforzato e reso più responsabile. Altrimenti non sarei andato via da casa a 14 anni".

Nel 2008 Borriello aveva già dichiarato: "la camorra c’è sempre stata e sempre ci sarà, perché con la camorra la gente mangia. Per me non c’è bisogno di libri o di film per capire qual è la situazione. Io per quelle strade ho vissuto".

Non poteva mancare qualche parola sul suo rapporto con le belle donne: "in questo ambiente è inevitabile. A Milano ci sono quattro o cinque locali, alla fine ci si incontra tutti lì. Ma per me le belle donne non sono uno status symbol".

E su Balotelli, di cui spera l’arrivo al Milan: "capisco i tifosi ma capisco anche lui. Contro il Barcellona ha fatto un brutto gesto, però è difficile stare sereni a 18 anni quando tutti i giornali parlano di te e hai lo spogliatoio contro. Al Milan lo accoglieremmo a braccia aperte. La nostra è una società forte. E troverebbe compagni disposti ad aiutarlo, mica gente che lo prende a calci nel sedere".

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