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11 Dec

Roberto Bolle su Vanity Fair

11 marzo 2009
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Di lui si parla poco e quando se ne parla si va sempre in cerca di qualche scoop che lo riguardi: Roberto Bolle, l’etoile del Teatro alla Scala di Milano, ha deciso così di raccontarsi a Vanity Fair per cercare di mettere a tacere le voci che lo riguardano facendosi fotografare da Giovanni Gastel per Ferragamo e Annie Leibovitz.

"Fuori dal palcoscenico inizia un’altra parte della mia vita che non desidero mettere in mostra", dice Bolle che dimostra di tenere alla privacy in maniera predominante rispetto a tutto il resto sostenendo che si tratta di "uno spazio molto esiguo ma vitale perché è la sorgente da cui attingo energie preziose, indispensabili. All’artista e all’uomo".

"Recentemente, invece, a sorpresa, le prime pagine dei quotidiani si sono occupate di me. La cosa che più mi ha stupito è che della mia privacy si è impossessato – con violenza e senza alcun rispetto – proprio chi ogni giorno si professa tutore sensibile e attento dei diritti dell’uomo in quanto Persona (…) Di quali diritti parliamo? Che cosa c’è di dignitoso nel perseguitare una persona, e che cosa c’è di giusto nel portare così tanta attenzione su temi privati? Dire E’ il pubblico che lo vuole è una falsa giustificazione. Perché le persone – le belle persone – non cercano questo. Cercano, piuttosto, ciò che dà senso e valore alla proprio anima e alla propria coscienza", aggiunge Bolle.

E per ribadire la sua posizione conclude: "ho ispirato il mio stile di vita alla mia arte, dove occorre tacere per poter essere ascoltati. Ma nella vita di tutti i giorni non sempre viene concesso a noi artisti del pubblico elegante e composto dei teatri. Così capita spesso che la dimensione intima e riservata del silenzio venga infranta dal fracasso dello sproloquio e dal ronzio del pettegolezzo".

E’ chiaro il concetto?

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