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18 Dec

Scozia, tutti contro il Royal baby

LaRedazione - 30 luglio 2013
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30 luglio 2013
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La nascita del Royal baby, acclamato erede al trono del Regno Unito (è terzo nell’ordine di successione della corona inglese), ha calamitato l’attenzione di tutto il mondo, e in tutto il mondo è stato accolto con apparente gioia dalla popolazione, fiumi d’inchiostro della stampa e ufficialissimi comunicati stampa e messaggi di congratulazione ai novelli genitori.

C’è, però, almeno un Paese in cui la notizia non pare aver suscitato le scene di giubilo viste in ogni dove, anzi, le cose sono andate nel senso opposto. La nazione in questione è la Scozia, in cui sembrerebbe che nemmeno la scelta di dare all’erede un secondo nome come Alexander, dalla tradizione molto scozzese, abbia rabbonito gli umori dei vicini di casa della Regina nei confronti del futuro re George. La diatriba sull’unione tra Inghilterra e Scozia non è certo nuova e il fatto che nel settembre del 2014 un referendum chiamerà gli scozzesi a schierarsi per una più forte autonomia la dice lunga su quanto l’argomento sia dibattuto, ma mai i toni si erano fatti così aspri e accesi da risvegliare gli animi repubblicani degli eredi di Braveheart. Le parole più aspre sono state quelle pronunciate dall’ex deputato labourista Dennis Canavan che non ha esitato a chiedere un secondo referendum che non solo domandi ai suoi concittadini un giudizio sull’autonomia, ma ponga apertamente la richiesta di una divisione dalla monarchia inglese e la possibilità di diventare a tutti gli effetti una Repubblica totalmente indipendente.

Basta “corona unita”, quindi, basta dinastia Windsor, qualunque sia il nome dell’erede destinato a salire al trono, a maggior ragione se si tratta di un altro Re Giorgio. La vera democrazia, ha ribadito Canavan, è quella basata sul potere di sovranità del popolo, non sulle decisioni dei monarchi e se la Scozia sarà realmente indipendente spetterà al popolo stesso decidere o meno se rimanere uniti alla casa reale o no.

Lo sfogo del deputato repubblicano a capo della campagna Yes Scotland non è rimasto isolato, e dalla sua parte si sono schierati alcuni piccoli partiti e associazioni da sempre favorevoli all’indipendenza.  Sull’altro versante, però, ci sono anche dei sondaggi che riportano più di un parere a favore della monarchia, vista come qualcosa che fa parte della tradizione scozzese ormai da oltre tre secoli. Non è mancato anche qualche politico che ha bollato lo sfogo come un mero tentativo di ravvivare una campagna per l’indipendenza che, a oggi, non ha avuto gli effetti desiderati. Insomma, la questione è aperta, e la prima decisione politica che in qualche modo dipende dal futuro, possibile, re George, potrebbe essere molto più vicina di quanto si creda.

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