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15 Dec

Clochard impara il codice JavaScript. Dopo un mese la sua prima app

LaRedazione
8 ottobre 2013
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La storia di Leo, un senzatetto della metropoli americana e della sua capacità di passare in quattro settimane dalla situazione di “clochard” a quella di programmatore, sta appassionando gli statunitensi, che vogliono approfondire la notizia che è rimbalzata su molti siti web, e che per qualcuno sembra solo una trovata pubblicitaria di Patrick McConlogue, il programmatore che ha fatto da ‘padrino’ al clochard che vive sulle rive del fiume Hudson, in questo suo cambiamento.

La storia nasce proprio sulla strada, con Patrick che incontra Leo tutte le mattine, mentre si reca a lavoro. In un primo momento il programmatore si limita ad osservare il clochard, che gli appare diverso dal resto delle persone che vivono nelle sue condizioni, in quanto appare ben curato e non dedito all’alcol. Lo vede anche intento a curare il fisico facendo delle flessioni, e queste sue impressioni sul senzatetto “diverso” dagli altri finiscono anche sul blog personale di Patrick, che inizia a coltivare un’idea, che è anche una sfida.

Patrick non sa se Leo sarà il “candidato ideale” per il suo esperimento, ma è intenzionato a scoprirlo e quando lo incontra a metà del mese di agosto propone al clochard una alternativa tra due opzioni. Consegnargli il giorno seguente 100 dollari in contanti, senza che Leo debba fare nulla in cambio, oppure regalargli dei libri, tre, che insegnano a programmare con JavaScript, ed un personal computer portatile usato, con la promessa di aiutarlo ad imparare la programmazione con una seduta giornaliera della durata di un’ora.

Cento dollari sono una cifra importante per un senzatetto, ma Patrick ha visto giusto nell’animo di Leo, che infatti accetta la seconda opzione e sceglie di imparare la programmazione. Dopo quattro settimane di lavoro, con l’aiuto di Patrick e dei suoi libri, Leo riesce anche ad approntare la sua prima app che riguarda “il riscaldamento globale e il cambiamento climatico”.

Della storia ha parlato lo stesso Leo, in una intervista rilasciata al portale “Business Insider”. Una storia che trae ispirazione da quello che era il principio di Confucio, secondo il quale è meglio insegnare ad un uomo a pescare che regalargli un pesce, facendolo così diventare artefice del suo futuro.

Mentre studiava la programmazione Leo ha avuto il tempo di creare una pagina su Facebook presentandosi sotto lo pseudonimo di “Journeyman”, pagina che ha raggiunto la considerevole cifra di 30mila fan. Naturalmente oltre ai molti apprezzamenti che Patrick e Leo hanno ricevuto, da parte degli utenti di alcune decine di siti web che si sono occupati della vicenda, ci sono anche le critiche che arrivano da fonti inserite nel mondo della tecnologia, come Valleywag, che ha commentato  la vicenda di Leo e Patrick in modo sarcastico sostenendo che è stato “risolto il problema dei barboni“, estremizzando al massimo i risultati “dell’espertimento” messo in atto dal giovane programmatore newyorchese.

Sulla stessa lunghezza d’onda anche “Wonkblog“, il blog del quotidiano Washington Post che si rifà ancora una volta a Confucio, dicendo: “Dai un pesce a un uomo e lo nutrirai per un giorno; insegnagli a programmare e sei una specie d’idiota”. Quel che è certo è che della vicenda si continua a parlare ampiamente e che tra il giovane programmatore ed il clochard è nata una bella amicizia.

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