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11 Dec

Santiago di Compostela: il cammino della solidarietà

Gianfranco Mingione
8 agosto 2013
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Valentina Cioffi vive alle pendici dei Castelli Romani, ha 31 anni ed è una giovane archivista presso l’Irtem (Istituto di ricerca per il teatro musicale) e bibliotecaria al Museo della Liberazione di Roma. Con lei ripercorriamo un tratto del cammino di Santiago di Compostela. In viaggio tra pellegrini, solidarietà, natura e misticismo religioso e laico che ogni anno vede sempre più persone prendervi parte: dai 68.952 del 2002 ai 192.488 del 2012 con picchi di frequentazione negli anni cosiddetti ‘iacobei’, quelli in cui la festa del santo, cade di domenica. Si parte soprattutto per vivere un’esperienza di tipo religioso ma anche per motivazioni diverse come quella culturale e ambientale. Gli spagnoli sono i più numerosi (quasi il 50%), seguiti da tedeschi (16%), italiani (13%) e portoghesi (11%).

Perché si sceglie di vivere un’esperienza del genere?
Il cammino non può essere ricondotto solo ad una sfera religiosa seppure questa sia prevalente. C’è chi lo fa anche per provare un’esperienza mistica in senso laico, per stare con se stessi, trovare e superare i propri limiti. Un po’ come è accaduto a me che sono partita per vivere un’esperienza d’incontro con me stessa senza condizionamenti esterni di alcun tipo. Durante il percorso ci si perde esclusivamente nella natura perché non si incontrano attività di alcun tipo, se non qualche bar, ma posti a svariati chilometri l’uno dall’altro: ad esempio, tra Muxia e Finisterrre, circa 33 chilometri di distanza, non vi è alcun tipo di attività commerciale. Nel cammino ti rendi conto che tutto non è come appare e sembra di essere fuori dal mondo o in un film: ero con il mio compagno di viaggio e all’improvviso compariva qualche altro pellegrino all’orizzonte o altri che ci superavano dandoci il saluto abituale “Hola buon camino”.

Com’è strutturato il cammino?
Quello intero dura circa un mese di viaggio e si può partire perseguendo il cammino aragonese, francese, portoghese, primitivo o altri ancora. Per dire di averlo fatto bisogna percorrere circa cento chilometri e conseguire un “attestato”, non obbligatorio, che comprovi l’aver percorso effettivamente il cammino minimo. Io ho percorso l’ultimo parte, dopo aver visitato la Basilica di San Giacomo, che comprende: Santiago di Compostela-Muxia-Finisterre, circa 110 chilometri. Ho scelto questo tipo di percorso per problemi di tempo. Bisogna fare attenzione alle mappe ritoccate da albergatori locali che, per attirare i turisti presso le loro attività, richiamano la stessa segnaletica del percorso.

Cosa ti ha colpito?
Sono molte le cose che hanno lasciato un segno dentro di me.
In primis la solidarietà che unisce tutti i pellegrini, portati a preoccuparsi l’uno dell’altro, ad esempio segnalando informazioni importanti durante il percorso. Spesso mancano o non sono esaurienti i cippi direzionali con la conchiglia gialla su sfondo blu che costellano il cammino, così come le frecce, poste a volte nei posti più impensabili. Ecco che entra in gioco l’aspetto solidale dei pellegrini e in tal senso ricordo una cosa carinissima: una freccia fatta con i sassi, come ad indicare la direzione da seguire. I Galiziani stessi, padroni di casa di parte del cammino, sono ospitali e premurosi con tutti i pellegrini.

Madre natura grande protagonista
Un altro aspetto fondamentale che mi ha colpito è quello selvaggio e incontaminato dell’ambiente, un trionfo di colori: viola, giallo, varie sfumature di verde con l’odore e il colore dell’oceano sempre presenti. Durante il cammino ci si rende conto dei propri limiti e di come sia possibile superarli. S’incontrano persone provienienti da tutto il mondo con le quali si condivide un’esperienza intima e collettiva allo stesso tempo, in posti a stretto contatto con la natura e gli animali.

Come funziona per il ristoro?
Ad ogni tappa è possibile ristorarsi o soggiornare in ostelli, alberghi dei pellegrini, alberghi parrocchiali.
C’è anche un servizio molto utile ovvero la spedizione dello zaino da una tappa all’altra ad opera di un taxi. Le specialità culinarie locali sono i chipirones (peperoni fritti), i calamari fritti con patatine fritte, la zuppa galega e la zuppa calda a base di patate e brodo. Buona la torta di San Giacomo fatta con le mandorle, oltre al budino.

Quest’anno la tragedia ferroviaria alla vigilia dei festeggiamenti del santo patrono
Il quarto giorno, all’arrivo a Muxia, ho avuto una crisi di pianto dovuta al ricordo delle vittime. Nella capitale c’erano fiocchi neri ovunque e la Basilica era listata a lutto. Sul palco allestito  per la festa di San Giacomo c’era un enorme fiocco nero. Nell’aria c’era molta sofferenza e tristezza per le vittime dell’incidente.

[foto: turistipercaso.it]

 

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