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Vince 8.500 euro e muore per la gioia

LaRedazione - 28 agosto 2013
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28 agosto 2013
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E’ successo a Rawalpindi, cittadina del Pakistan in cui un uomo di sessant’anni era andato in banca per controllare i suoi risparmi di una vita e gli avevano comunicato che aveva vinto un premio di 8.500 euro. Una somma enorme per una cittadina povera come Rawalpindi, una cifra ingente per un umile cittadino. Ma il pover’uomo non ha retto all’emozione e un infarto gli ha tolto la gioia di poter godere della vincita.

Zarar è il nome di questo sfortunato vecchio che (fa sapere una fonte interna all’istituto bancario) era stato scelto come il vincitore di una quota annuale presa da un fondo d’investimento. Una procedura, anzi, una premiazione davvero insolita per una banca e di cui, almeno noi in Italia, non abbiamo mai sentito parlare.

Dopo aver ricevuto la notizia, Zarar si è accasciato di colpo a terra, ucciso da un infarto fulminante. Ironia della sorte, beffa del destino, amarezza più totale: sono solo alcune delle frasi che la gente comune, sentendo questa storia, sta pronunciando in queste ore. Perché, ammettiamolo, l’idea di diventare ricchi fa gola a tutti, un sogno per tutte le persone che vivono nella miseria, che sopravvivono e arrancano per arrivare alla fine del mese vorrebbero realizzare. Un mondo in cui abbiamo dato al denaro un’importanza quasi divina. Qualcosa capace di creare un contraccolpo così devastante da causare la morte.

Quello cui auspichiamo, è che i dirigenti della banca provvedano al più presto a donare la somma ai famigliari (se ne aveva) del povero Zarar oppure a donare questi soldi in beneficenza. E poi bisogna riflettere, interrogarci, bisogna considerare che troppe persone sognano di cambiare la loro vita non grazie al progresso mentale, alla saggezza e ai valori dell’intelligenza umana, ma con una cifra in denaro che modifichi le loro esistenze. Non c’è da meravigliarsi se il gioco del Poker, i tabaccai con i loro Gratta e Vinci, la Lotteria e le macchinette succhia soldi abbiano così successo: il modello di vita che ci riguarda tutti, dall’India all’Italia, è quello di riuscire a fare il colpo gobbo, di beffare la sfortuna, di poter dire che si è riusciti a cambiare il proprio tenore di vita.

E allora le persone non leggono, non allargano i propri orizzonti intellettuali. Le biblioteche sempre più vuote e le ricevitorie del Lotto sempre più piene. Demagogia spicciola, potrebbe dire qualcuno. Certo, però se ci fermiamo un attimo e riflettiamo che abbiamo dato un valore enorme al denaro potremmo in qualche modo accettare (non giustificare) una morte assurda come quella di Zarar: perché una volta si poteva morire per un’emozione forte causata da valori nobili e non per un pugno di monete.

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