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17 Dec

Colon irritabile, cibi da mangiare e cosa evitare

dgmag - 10 novembre 2011
10 novembre 2011
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La sindrome del colon irritabile è una delle più diffuse nel nostro Paese sia per via di regimi alimentari troppo spesso eccessivi sia, soprattutto, a causa di uno stile di vita frenetico e ossessivo che porta a riversare sullo stomaco le proprie frustrazioni e le proprie ansie; chi soffre di colon irritabile deve dunque prestare attenzione a cosa mangia e deve evitare cibi e comportamenti a rischio.

La sindrome del colon irritabile è causata dall’eccessivo movimento dei muscoli che spostano il cibo dallo stomaco all’intestino e poi al retto e che si altera rispetto al normale causando contrazioni, spasmi e di conseguenza gas, gonfiore e diarrea.

Lo stress aggrava la sintomatologia ma anche il cibo gioca un ruolo non indifferente nell’insorgenza del colon irritabile per cui è bene preferire sempre piatti semplici, non eccessivamente conditi e non piccanti da associare ad attività fisica.

I cibi da evitare
sono dunque i latticini, le bevande contenenti caffeina e quelle gassate, le spezie, le verdure che gonfiano (come per esempio cetrioli, sedano, cavoli, carciofi, spinaci, cipolla, rucola) e alcuni tipi di frutta come prugne, pesche e pere; un ottimo elenco di cibi rischiosi è contenuto qui ed è bene tenere a mente i consigli alimentari per evitare di stare peggio del dovuto.

I cibi che si possono mangiare senza alcun problema
sono i cereali non integrali, verdura e frutta fresche che aiutano la diuresi, legumi, carne magra e bianca, pesce e uova; è consigliabile inoltre bere molto durante la giornata, assumere fermenti lattici a cicli regolari ed eventualmente aiutarsi con delle fibre naturali come i semi di lino o lo psyllio.

Molto spesso la sindrome del colon irritabile è confusa con intolleranze alimentari di vario tipo e in particolar modo con l’intolleranza al lattosio per cui è bene approfondire per bene la casistica e la sintomatologia e se necessario è bene sottoporsi anche ad un breath test per verificare la propria tollerabilità al latte e ai suoi derivati.

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