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12 Dec

L’Italia vieta la sigaretta elettronica nelle scuole

Gianfranco Mingione
5 giugno 2013
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Gli svapatori sono avvisati: per loro arrivano le prime "raccomandazioni". È un mercato che fa gola e che sottrae fumatori all’industria del tabacco: il 15% dei fumatori nostrani, un mercato di circa un milione e mezzo di persone, tra cui molti giovani, e circa 2.000 punti vendita sparsi in tutta la penisola. Fino ad oggi i medici sono tuttora divisi sugli effetti dell’utilizzo della sigaretta elettronica. Da una parte i camici bianchi che sostengono che sarebbe un errore tassarle in quanto meno nocive rispetto a quelle tradizionali; dall’altra parte i camici bianchi contrari perché mancano studi scientifici che ne comprovino le caratteristiche qualititative e quantitative. Secondo uno studio dell’Istituto superiore di sanità, solo il 10% di coloro che passano all’e-cig, smettono poi di fumare.

Per ora è una raccomandazione e riguarda solo le scuole. Forse ci si aspettava misure più restrittive ma, per ora, il divieto riguarda solo le scuole e non i locali pubblici in generale. Il Consiglio superiore della sanità (Css) ha espresso e trasmesso il suo parere al ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, che dovrà ora varare le nuove norme. Oltre al divieto nelle scuole, il Css chiede al ministro di regolamentare la pubblicità, verificare che le ricariche abbiano la chiusura a prova di bambino e, legato sempre ai più piccoli, che ne venga sconsigliato il consumo in gravidanza e durante l’allattamento. Gli esperti concordano nel dire che “svaporare” equivale a fumare, ecco perché vanno applicate le stesse regole. Queste per ora rimangono “solo” delle raccomandazioni del più importante organismo sanitario italiano, poiché spetta al Governo raccoglierle e trasformarle in norme.

Come riporta la Repubblica, il nostro Paese segue la Francia, che ha stabilito regole più severe in seguito ad un recente studio medico: “Il ministro francese della Sanità, Marisol Touraine, si è espresso in questa stessa direzione dopo la diffusione di uno studio di Bertrand Dautzenberg, professore di Pneumologia che consiglia il divieto di consumo delle e-cig nei luoghi pubblici e l'istituzione di un sistema di autorizzazioni per la vendita. È vero che l'e-cig può aiutare a smettere di fumare, ma secondo l'esperto, non è sana al 100% e il suo libero uso potrebbe incitare al consumo”.

[foto: www.vanityfair.it]

Gianfranco Mingione

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