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17 Dec

L’aspettativa di vita cresce nei paesi ricchi

dgmag - 2 ottobre 2009
2 ottobre 2009
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Secondo la rivista Lancet, un bambino su due nato nei Paesi industrializzati ha buone probabilità di diventare centenario invecchiando peraltro in buona salute.

Uno dei primi risultati dello studio condotto in Danimarca suggerisce che anche l’orario di lavoro può aiutare a vivere più a lungo: ridurre le ore settimanali e andare in pensione più tardi sembra avere effetti positivi sia sull’aspettativa di vita che sulla salute.

Quella osservata nello studio danese è una tendenza cominciata fin dal 1840 e che da allora è aumentata progressivamente: nel corso del XX secolo l’aspettativa di vita nei Paesi industrializzati è aumentata di 30 anni e il tasso di mortalità osservato nei Paesi più longevi (come Giappone, Italia, Svezia e Spagna) ha dimostrato che, anche quando le condizioni di vita non migliorano, tre nati su quattro avevano comunque davanti fino a 75 anni di vita.

Negli anni 2000 l’attesa di vita è aumentata a 100 anni e sempre nei Paesi industrializzati, sta rallentando la mortalità nelle persone di oltre 80 anni: i dati raccolti in più di 30 Paesi mostrano che nel 1950 la probabilità di sopravvivenza fra 80 e 90 anni era del 15% nelle donne e del 12% negli uomini; nel 2002 gli stessi valori erano saliti al 37% e al 25%.

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