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14 Dec

Salute: il divieto a metà delle sigarette elettroniche

Gianfranco Mingione
28 giugno 2013
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In queste ultime settimane non si fa altro che parlare di sigarette elettroniche: fanno bene? Fanno male? Verranno tassate? Intanto, fa discutere l’ordinanza ministeriale firmata dal ministro Lorenzin, con cui si vieta la vendita delle e-cig ai minori di 18 anni e il fumo delle stesse nelle scuole. L’ordinanza è stata emessa in seguito al parere espresso dal Consiglio superiore di Sanità che, in merito, ha richiesto una maggiore regolamentazione per tali prodotti, perché evocano la gestualità del fumo. Il Css, già lo scorso 4 giugno, raccomandava: Di mantenere il divieto di vendita ai minori di anni 18 di sigarette elettroniche con presenza di nicotina”, di sconsigliarne l’utilizzo “alle donne in gravidanza o in allattamento", e che ne venisse "vietato l’utilizzo nelle scuole (al fine di non esporre la popolazione scolastica a comportamenti che evocano il tabagismo)”. Infine anche un richiamo alla regolamentazione della pubblicità di questi dispositivi, “al fine di evitare il rischio di induzione al tabagismo e che le ricariche abbiano la chiusura di sicurezza a prova di bambino” (fonte: salute.gov.it).

Un divieto a metà. Il ministro ha precisato che la sigaretta elettronica non è più pericolosa della sigaretta normale, “ma non va utilizzata come uno strumento innocuo e il fumatore deve essere informato su quello che utilizza”. Di diverso parere il presidente del Codacons, Rienzi, che punta invece al divieto per tutti i luoghi pubblici, e non solo per le scuole: “Le e-cig vanno vietate in tutti i luoghi pubblici, al pari delle normali sigarette (…) Non si capisce infatti il criterio per cui siano ritenute dal ministero pericolose, e quindi da vietare, all'interno delle scuole, ma non in altri luoghi aperti al pubblico” (fonte: la Repubblica). In effetti Rienzi non ha torto: perché la si vieta solo nelle scuole e non in tutti i luoghi pubblici? Se una donna incinta o una persona a cui dà fastidio il fumo, si trova in luogo pubblico e in presenza di uno svapatore, perché non si può dare luogo al divieto e ad eventuali sanzioni aministrative? Ha senso un divieto a metà?

Dal boom alla crisi dei rivenditori. La battaglia a colpi di svaporate continua. Sebbene tale settore abbia visto crescere notevolmente i negozi di rivendita delle e- cig, negli ultimi periodi, a detta degli esercenti, la crisi sta colpendo anche loro, complice sia la troppa offerta nata in pochi mesi, sia la pubblicità e le notizie emerse nelle ultime settimane. Nei prossimi mesi, se dovessero uscire ulteriori regolamentazioni o studi scientifici, le cose potrebbero mettersi male per molti commercianti.

I dati diffusi dal ministero rilevano che il “91,2% degli italiani conosce la sigaretta elettronica, il 10,1% intende provarla e che il 74,2% non intende provarla” e, tra coloro che la utilizzano, “soltanto il 10,6% ha smesso di fumare le sigarette tradizionali, mentre il 44,4% ha diminuito leggermente il numero, il 22,9% ha diminuito drasticamente il numero e il 22,1% non ha modificato le abitudini tabagiche” (fonte: www.salute.gov.it). Uno strumento che si rivela quindi inefficace per smettere di fumare, anzi crea un nuovo vizio che, come accade in molti casi, va a sommarsi a quello del fumo tradizionale.

[foto: ansa.it]

Gianfranco Mingione

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