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Boom delle sigarette elettroniche: questione di salute o di moda?

Gianfranco Mingione
26 maggio 2013
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Un mercato in ascesa. Negli ultimi tempi si vedono sempre più fumatori di “bionde” conventirsi alla sigaretta elettronica, meglio nota con l’abbreviazione inglese di e-cig (electronic cigarette). Questione di moda, di salute o crisi economica? In molti casi è moda, tendenza dettata da amici che già la possiedono e influiscono, di conseguenza, su altri amici fumatori. Di certo vi è che oggi, i cosiddetti “svapatori”, rappresentano circa il 15% dei fumatori nostrani, circa un milione e mezzo. Un mercato appetibile che ha creato un nuovo business, con l’apertura di circa 2000 punti vendita specifici di questo prodotto. La spesa media di uno svapatore si aggira sui 350 euro annui. La sigaretta elettronica ha vari design, spesso richiama proprio la vecchia sigaretta,  e il suo kit è fatto di ricariche e accessori. Il costo medio giornaliero è di 1 euro, molto meno di quanto spende un fumatore vecchio stampo che fuma “carta e nicotina”. La sigaretta evaporizza una soluzione composta da nicotina sciolta in acqua, il cui dosaggio varia a seconda delle marche, propilene glicole, glicerolo e aromi per renderla ancora più appetibile. Nell’aspirare il vapore, il fumatore dovrebbe essere esposto ad un pericolo minore, mancando la combustione di sostanze cancerogene come, ad esempio, il catrame.

Medici divisi. Gli esperti sembrano concordare sull’utilizzo di tale sigaretta per abbattere il tasso di nocività del fumo tradizionale, sebbene non manchino pareri negativi. Il governo ha provato anche a tassarle, ma ha subito fatto marcia indietro. A contrastare tale iniziativa Umberto Tirelli, direttore del dipartimento di oncologia medica dell’Istituto tumori di Aviano: “Tassare le sigarette elettroniche? Sarebbe stato un errore perché assicurano una minore introduzione di sostanze cancerogene legate alla combustione tradizionale e che sono alla base di malattie ben note. In questi casi non bisognerebbe pensare ai minori introiti del fisco ma ai vantaggi per la salute” (fonte: www.ansa.it).

Benefici tutti da provare. Parere contrario arriva anche da un documento di studio condiviso dall’Associazione Italiana Pneumologi  Ospedalieri (AIPO) e dalla Società Italiana di Medicina Respiratoria (SIMeR), che riporta come: “allo stato attuale delle conoscenze scientifiche, gli utilizzatori di sigarette elettroniche non possono essere sicuri delle caratteristiche qualitative e quantitative del prodotto inalato”. Ciò anche in virtù della “mancanza di standardizzazione nei processi di manifattura operati dalle diverse aziende (…) inoltre le sigarette elettroniche non sono sottoposte a test di verifica indipendenti” (fonte: www.simernet.it).

Al momento, si legge nel documento: “non ci sono supporti scientifici per approvare l’uso della sigaretta elettronica come alternativa sicura alla sigaretta tradizionale a base di tabacco”. Stesso parere espresso dalla Organizzazione Mondiale della Sanità che: “raccomanda di regolamentare questi dispositivi come presidi medici o prodotti farmaceutici e non come prodotti da fumo”. Insomma, farsi un’idea oggi dell’e-cig, è molto prematuro. La soluzione? Rimane sempre e solo una: smettere di fumare!

[foto: www.notiziario360.it]

Gianfranco Mingione

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