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16 Dec

Sanità italiana, gli italiani stanno bene

dgmag - 10 dicembre 2009
10 dicembre 2009
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Negli ultimi anni nel nostro paese è aumentata la sopravvivenza di vita, rimasta in linea con gli standard del nostro Paese: si è passati infatti da una speranza di vita di circa 74 anni per gli uomini e di 80 per le donne nei primi anni ’90 a 78,4 e 84 anni, rispettivamente per gli uomini e per le donne.

Lo si legge nella Relazione sullo Stato Sanitario del Paese, presentato questa mattina al ministero della Salute secondo cui le aspettatitive di vita in Italia hanno mostrato negli ultimi anni un sensibile miglioramento nonostante un divario tra uomini e donne pari quasi a 6 anni.

Circa il 61 % della popolazione italiana si considera in buona salute, mentre il 6,7% dà una valutazione negativa delle proprie condizioni fisiche; con una propensione a sentirsi male in genere più alta nelle donne, e che aumenta con l’avanzare dell’età. In base ai dati del 2005 si evidenzia che degli 83,7 anni mediamente vissuti da una donna, solo 51,6 sono vissuti in buona salute mentre per un uomo dei 78,1 anni vissuti in media 54,5 sono vissuti in buona salute. Ma sono sempre di più, anche in seguito all’allungamento della vita, i cittadini a dover convivere con patologie croniche di vario genere.

Quelle più diffuse sono l’artrosi e le artriti (18,3%), seguite dall ipertensione arteriosa (13,6%) e dalle malattie allergiche (10,7%).

Le donne evidenziano prevalenze di cronicità superiori agli uomini, in particolare per quanto riguarda l’artrosi e l’artrite, l’osteoporosi e la cefalea. Mentre gli uomini lamentano prevalenze maggiori per la bronchite cronica e l’enfisema e per l’infarto. In generale risulta che il 13,1% della popolazione è affetto da almeno una fra le patologie croniche più rilevanti, con una prevalenza femminile (17,2%) e uno svantaggio dei residenti nelle Regioni del Sud e nelle isole.

Pigrizia e fumo rappresentano nel nostro Paese due cause di morte dure da debellare. Nel primo caso, infatti, l’inattività fisica contribuisce in maniera rilevante al 5% del totale dei decessi (circa 28.000 persone l’anno), mentre nel secondo le stime indicano che sono attribuibili al fumo da tabacco in Italia dalle 70.000 alle 83.000 morti l’anno. E che oltre il 25 per cento di questi decessi è compreso tra i 35 ed i 65 anni di età.

Riguardo all’attività fisica la relazione del ministero aggiunge che per la stessa causa ammontano al 3,1 per cento gli anni di vita in buona salute persi per invalidità e morte prematura.

Circa il 60% dei consumi dei farmaci si concentra nella popolazione con più di 65 anni di età e l’80 per cento nella popolazione con più di 55 anni; i farmaci del sistema cardiovascolare sono i farmaci maggiormente utilizzati, (32,7% circa di tutti i consumi) con una copertura del Servizio sanitario nazionale del 94%.

Le altre categorie a maggior consumo sono costituite dai farmaci dell’apparato gastrointestinale e metabolismo (13,9%) che comprende anche i farmaci contro il diabete, dai farmaci del sistema nervoso centrale (10,0%) ed i farmaci ematologici (9,8%). I farmaci antimicrobici sono tra gli ultimi posti in consumo percentuale, anche se l’Italia è il terzo paese europeo con il consumo più elevato di antibiotici. A livello territoriale, l’utilizzo dei farmaci è soggetto ad importanti variazioni regionali, caratterizzate da un maggior consumo (e livello di spesa) nelle Regioni del Centro-Sud rispetto alle regioni del Centro-Nord.

Quanto ai denti, solo un italiano su 10 può vantare una bocca veramente sana, senza neanche una carie o una infiammazione: il Nord è più sano, seguito dal Centro. Quasi il 60% degli individui di età compresa tra i 13 ed i 18 anni ha già avuto almeno una lesione cariosa. Gli adolescenti che appartengono a famiglie a più alto reddito e frequentano scuole secondarie di secondo grado mostrano pero un livello di problemi dento-parodontale meno elevato. Negli individui di età compresa tra 19 e 25 anni c’é invece una prevalenza di patologia superiore all’80%.

A differenza di ciò che avviene per le patologie dento-parodontali, il cancro orale risulta di più frequente riscontro al Nord del Paese. Infatti, il tasso standardizzato di incidenza è 12,1 per cento al Nord,7,5 per cento al Centro e 6,8 per cento al Sud. Dati, sottolinea la relazione, probabilmente attribuibili sia ad una maggior sorveglianza epidemiologica realizzata nel Nord del paese, sia ad una maggior esposizione della popolazione ai principali fattori di rischio.

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