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13 Dec

Sigaretta elettronica: sì di governo alle ‘svapate’ in luoghi pubblici

Gianfranco Mingione
11 novembre 2013
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Svapatori felici. Oramai si parla da mesi della sigaretta elettronica e del suo impatto sulla salute umana, dei posti di lavoro generati dalle rivendite e del mercato che ci gira attorno, un giro d’affari di oltre 90 milioni l’anno, oltre che della tassazione da applicare a questo prodotto. L’ultima, che di certo farà felici tutti gli svapatori per moda o per passione, riguarda l’abolizione del divieto di sigaretta elettronica nei luoghi pubblici, introdotto a giungo con il decreto Iva-Lavoro.

Secondo quanto riportato dall’agenzia di stampa parlamentare Public Policy, con il decreto Iastruzione, convertito in legge nei giorni scorsi, è stato cancellato il divieto di utilizzo della sigaretta elettronica in luoghi pubblici quali bar, cinema, mezzi pubblici, ristoranti e uffici. Gli svapatori possono ringraziare il presidente della commissione Cultura della Camera, Giancarlo Galan (Pdl), che ha presentato l’emendamento “4.25” con il quale è stata eliminata l’ultima parte del comma 10-bis dell’articolo 51 della legge Sirchia, contenuta nel decreto di giugno. La parte eliminata applicava gli stessi divieti previsti per la sigaretta tradizionale a quella elettronica. Il divieto resta però per le scuole.

Reazione contrapposte. Come già accaduto in passato, il fronte si divide in chi approva e chi condanna. Galan, giustifica tale scelta dal punto di vista imprenditoriale ed economico, affermando di averrecepito l’appello proveniente da una nuova filiera produttiva, per altro in forte espansione, massacrata da tassazione e da pesanti divieti di utilizzo e pubblicità a causa di un intervento normativo improvviso e forse poco approfondito (corriere.it). A dargli manforte il noto oncologo Umberto Veronesi, difensore della bionda elettronica, che, a suo dire procura enormi vantaggi per i fumatori tradizionali che vi si convertono.

Contrari sia l’ex ministro della Sanità e attuale presidente della Consulta nazionale sul Tabagismo, Girolamo Sirchia, autore della legge che introdusse il divieto di fumo nei luoghi pubblici nel 2003, sia Giacomo Mangiaracina, Presidente dell’Agenzia Nazionale per la Prevenzione e direttore dell’unità di tabaccologia dell’università Sapienza di Roma. Quest’ultimo parla dell’abrogazione di “una norma di civiltà a beneficio dei cittadini”, riferendosi alla cancellazione del divieto, e aggiunge: “Così, però, si obbliga la gente a respirare nicotina che anche se è 20 volte inferiore a quella della sigaretta tradizionale, contiene comunque quantità di PM10 e PM2,5, come abbiamo potuto accertare anche con i nostri studi, condotti insieme con Federasma e l’associazione Pazienti BPCO. La ratio del divieto della cosiddetta Legge Sirchia continua a persistere (corriere.it). E annuncia una mobilitazione affinché la norma venga ripristinata. In ballo c’è la qualità dell’aria e dei polmoni di chi decide di non voler aver accanto un fumatore, qualunque sia il tipo di strumento che egli utilizzi.

(Foto: urbanpost.it)

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