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Sclerosi multipla e CCSVI, la sperimentazione di Zamboni al via in tutta Italia

26 luglio 2012
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Dopo le polemiche dei mesi scorsi di cui ci siamo puntualmente occupati, parte la sperimentazione del metodo Zamboni su pazienti affetti da sclerosi multipla nell'ambito del progetto Brave Dreams.

La sperimentazione è stata resa possibile dal parere non ostativo del Ministero della Salute del 17 luglio 2012 dopo la valutazione effettuata dalla Commissione unica dispositivi medici dello stesso Ministero.

I pazienti scelti saranno arruolati all'inizio solo dall’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Ferrara e dall’Azienda Usl di Bologna e poi si estenderà all'Azienda Ospedaliera Cannizzaro di Catania e agli altri 14 Centri sperimentatori che hanno accettato e sono stati approvati; i centri si trovano in Emilia-Romagna, Piemonte, Lombardia, Toscana, Veneto, Sicilia, Friuli Venezia Giulia, Marche, Umbria e Abruzzo.

Il Prof. Paolo Zamboni sostiene che la Sclerosi Multipla possa essere legata ad una patologia venosa chiamata Ccsvi (insufficienza venosa cronica cerebrospinale) che porta ad ostruzioni venose e dunque ad un insufficiente deflusso di sangue dal cervello e dal midollo spinale verso il cuore; secondo Zamboni pulendo le vene tramite angioplastica i malati di sclerosi otterrebbero benefici sul medio e sul lungo periodo.

Il costo totale della sperimentazione si aggira sui 3 milioni di euro che si spera condurranno a risultati importanti per quel che riguarda lo studio della sclerosi multipla e di un suo possibile monitoraggio.

Il metodo formulato dal Prof. Zamboni è stato da sempre osteggiato e criticato nonostante in altri Paesi ne sia stata data evidenza e sostegno e molti pazienti abbiano riferito miglioramenti sostanziali dopo l'intervento di liberazione delle vene; poiché le liste di attesa si sono allungate nei centri italiani che praticano questo intervento, molti sono ricorsi alle cure all'estero spendendo moltissimi soldi per via dell'aumento sproporzionato delle tariffe in relazione all'aumento della richiesta.

Se la sperimentazione dovesse andare a buon fine si tratterebbe sicuramente di un passo avanti non indifferente nella gestione di una malattia spesso invalidante (spesso no, in relazione a quanto prima si scopre il problema e lo si inizia a curare in maniera corretta) e che lo Stato "copre" solo per il 30% circa.

Ovviamente va valutata sempre con cautela e buon senso la buona riuscita dell'intervento così come la possibilità che sia eseguito da paziente e paziente.

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