
Internet manda in crisi tutto ciò che di tradizionale possa esistere e a farne le spese è anche il business legato al sesso che risente della possibilità di trovare online tutto ciò di cui si ha "bisogno".
E così nonostante sia stata appena presentata la coniglietta del 2008, tira aria di crisi anche a Playboy dove si registrano conti in rosso per il primo trimestre 2008 e perdite di 3,1 milioni di dollari; nello stesso periodo dello scorso anno la Playboy Enterprise aveva registrato un utile di 1,4 milioni a fronte di un fatturato di 85,4 milioni.
Ad oggi sette milioni di visitatori che ogni mese navigano sul sito Playboy e 10 milioni acquistano la rivista ma questi numeri che non bastano a sollevare dalla crisi la rivista patinata, colpita dalla gratuita dei contenuti erotici presenti su Internet.
"A pesare sono i cambiamenti senza precedenti nel modo in cui i consumatori accedono e utilizzano i contenuti media, ma anche le sfide da affrontare, e cioè la trasformazione della nostra attività media tradizionale e le difficoltà dell'economia statunitense", ha spiegato l'amministratore delegato Christie Hefner, figlia del fondatore di Playboy, Hugh M. Hefner.
Secondo la figlia di Hefner, infatti, non è Internet il problema in quanto "chi viene da noi non cerca contenuti espliciti. Infatti resterebbero delusi se cercassero su Playboy.com o sulla nostra rivista contenuti del genere".
Intanto per cercare di appianare i conti, Playboy apre anche al mondo omosessuale: si tratta di un servizio di video-on-demand su cavo (Gay Targeted Vod Package Service), offerto dal prossimo mese agli abbonati americani della Time Warner Cable per un totale di 20 ore di programmazione video per omosessuali uomini sempre secondo lo standard di pornografia soft dell'azienda.
Riuscirà questo nuovo canale a risollevare le sorti di Playboy?