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Parma: querelato per un ‘Mi piace’ su Facebook

LaRedazione
31 gennaio 2014
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Parma querelato per un 'Mi piace' su Facebook

Una condanna da sei mesi a tre anni oppure 516 euro di multa: cosa bisogna aver fatto per arrivare a tanto? Niente di quel che immaginate, basta un semplice ‘Mi piace’ sul post sbagliato.

Questo è quanto potrebbe capitare infatti ad un uomo di Parma che si è trovato a leggere una discussione tra donne appartenenti allo stesso gruppo politico che, in una disputa sul coordinamento del loro movimento, hanno finito per dirsene di tutti i colori sulle rispettive bacheche Facebook.

L’uomo seguendo la discussione ha avuto la malaugurata idea di elargire il proprio ‘Mi piace’ ad uno dei post più offensivi scambiati dalle due donne: nello specifico un post che offendeva con termini piuttosto ingiuriosi ed espliciti l’altra contendente e il figlio.

La donna si è mossa per vie legali sporgendo querela per la gravità degli insulti ricevuti e il pubblico ministero ha preso molto sul serio la questione: ne vanno infatti la reputazione e l’onorabilità della donna, tanto che è partita una querela per diffamazione aggravata con un’indagine penale che potrebbe coinvolgere persone tecnicamente estranee ai fatti ma che hanno elargito con eccessiva leggerezza il proprio apprezzamento a delle affermazioni che, seppur virtuali, sono penalmente rilevanti.

Le indagini della Polizia Postale hanno esaminato a fondo quanto scritto dagli utenti coinvolti, riconducendo comportamenti penalmente rilevanti non solo a chi ha ingiuriato la signora, ma anche a chi è intervenuto (con parole o semplici clic al tasto ‘Mi piace’) appoggiando più o meno implicitamente le ingiurie.

I risvolti delle proprie azioni sul web non sono spesso considerati a dovere e l’interpretazione del tribunale di Parma sembra voler ricordare proprio questo: per alcuni sembra che internet sia una sorta di porto franco in cui riversare tutto quel che passa per la testa e non si ha il coraggio di dire altrove.
Sicuramente non è il caso dell’uomo, reo di aver ”soltanto” appoggiato affermazioni ingiuriose, ma vicende come questa fanno pensare a quanto sia importante una consapevolezza delle proprie azioni sul web: tutto è in tempo reale e tutti possono vedere.

L’uomo, come tanti altri, è stato infatti ignaro della gravità dei suoi “Mi piace” fino a quando non ha ricevuto la notifica della denuncia e ora che è stato rinviato a giudizio come ”complice” della diffamazione rischia seriamente una condanna per quel ‘Mi piace’ sconsiderato su Facebook.

 

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