Olio d’oliva italiano, ecco come riconoscerlo: multe salate per i “furbetti”

Una legge dal 1° luglio difende l'extravergine e fa chiarezza sulle etichette: le sanzioni per i furbi e come riconoscere quello italiano.

Scatterà fra pochi giorni, dal 1° luglio esattamente, il decreto 103/2016 che tutelerà il vero olio extravergine d’oliva italiano. E’ un provvedimento che mira – come afferma anche Coldiretti, soddisfatta per il risultato che tutelerà quasi 900 mila aziende olivicole – a fare chiarezza e stabilire l’estrema importanza fra l’evocazione di un’origine geografica dell’olio diversa dall’origine dell’olio stesso, ovvero la stretta correlazione fra la zona di produzione delle olive e quella dell’olio stesso.

Ma non solo. Con un simile decreto si cerca anche di ostacolare il comune, mancato rispetto del regolamento sugli imballaggi, per la mancata o difforme indicazione in etichetta dell’informazione sulla categoria di olio e per il mancato rispetto dell’obbligo di tenere i registri degli oli d’oliva e di sansa d’oliva.

Una netta posizione a tutela di tutte le forme di indicazioni generiche che inducono a penalizzare la qualità e arrivano anche a favorire la contraffazione: d’ora in poi non si potranno infatti vendere tipologie di prodotto se queste non hanno impiegato ed esplicitato specifici procedimenti di spremitura di olive italiane, né tanto meno riportare sull’etichetta in modo ambiguo il tricolore, paesaggi nostrani e segni di un’italianità (county-sounding) estranea ad alcuni oli in vendita nel mondo.

Il tutto con multe e sanzioni finalmente chiare: da 500 a 18mila euro, decise direttamente da un organo preposto che sarà il Dipartimento dell’Ispettorato centrale della tutela della qualità e repressione (ICQRF) del ministero delle Politiche agricole e forestali.

Ma quali altre forme di tutela scatteranno per tutelare l’olio extravergine d’oliva? Ci saranno alcuni nuovi importanti criteri da seguire:
– le confezioni saranno al massimo di 5 litri per gli oli destinati al consumatore finale;
– le confezioni saranno al massimo di 25 litri per la ristorazione o i servizi alle collettività;
– negli esercizi pubblici, per gli oli non utilizzati in cucina, saranno obbligatori contenitori con speciali dispositivi anti-rabbocco.

E sulle etichette cambiano alcune denominazioni, distinguendo così anche i processi che caratterizzano l’olio d’oliva da quello extravergine: “Olio d’oliva di categoria superiore ottenuto direttamente dalle olive e unicamente mediante procedimenti meccanici” se il prodotto è extravergine, oppure “olio contenente esclusivamente oli d’oliva che hanno subito un processo di raffinazione” se è qualsiasi altro tipo di olio d’oliva, ma non extravergine.

[foto: Ecogourmetshop.it]