Aleppo: la Russia concede 48 ore di tregua

Le Nazioni Unite propongono alla Russia un cessate il fuoco di almeno due giorni, per permettere i soccorsi ai feriti e far intervenire gli aiuti umanitari.

Ad Aleppo ormai c’è la guerra e la battaglia che si combatte da mesi è arrivata alle fasi più drammatiche. I raid aerei e i missili russi partiti dall’Iran hanno devastato la città siriana. Case, palazzi, strade, scuole distrutte e seppellite sotto la bianca polvere che sa di macerie e di morte. Per questo l’Onu ha chiesto una massiccia riduzione dei bombardamenti, intavolando un discorso serrato con Mosca e smuovendo anche i vertici degli Stati Uniti.

Un negoziato aperto da Staffan De Mistura, inviato dell’Onu, che ha proposto alla Russia di sospendere i raid per almeno sette giorni. Gliene sono stati concessi soltanto due, che dovrebbero iniziare la prossima settimana. Quarantotto ore di cessate il fuoco: un modo per permettere agli aiuti umanitari di poter confluire in un territorio devastato dalla guerra.

La battaglia diplomatica che l’Onu sta portando avanti arriva proprio quando le immagini, virali e drammatiche, di Omran Daqneesh, il piccolo salvato dalle macerie del suo palazzo, hanno fatto il giro del mondo. Il suo corpo ricoperto dalla polvere e dal sangue è diventato un simbolo. Telegiornali e carta stampata hanno, infatti, proposto nelle ultime ore la foto di questo siriano di cinque anni, del suo volto smarrito di fronte alla guerra e del fatto che lui stia diventando un’icona per dimostrare che bisogna porre fine a questo conflitto.

Ma ad Aleppo la situazione rischia di complicarsi: in questa città è in atto una vera e propria guerra civile tra Bashar Al Assad e le milizie del cosiddetto Stato Islamico. Quello che i ribelli temono è che la Turchia possa intervenire in questo conflitto, con Erdogan, sopravvissuto al golpe nel suo Paese, interessato a creare un asse russo-turco in favore di Assad. E in una situazione drammatica come quella che la Siria sta vivendo in questi giorni, anche i Curdi, che in Iraq da anni combattono contro gli estremisti dell’Isis, potrebbero allearsi con gli insorti. E’ quanto teme non solo Assad ma anche Putin.

Giochi politici e di potere, macchiati dal sangue e dalla morte da un lato, ma che non devono impedire gli interventi di tipo umanitario. Sospendere i raid significa evitare che ci siano altri bambini come il povero Omran. Federica Mogherini, Alto Rappresentante dell’Unione Europea, ha fatto sentire la sua voce, proponendo il suo “stop alle bombe”. Ma qualunque cosa succeda, c’è l’impressione che in Siria e soprattutto in una città fantasma come la devastata Aleppo, il conflitto sia ben lontano dal potersi ritenere concluso.

[Foto: gazzettadelsud.it]