Caso Yara Gambirasio: le motivazioni per l’ergastolo a Massimo Bossetti

Delitto a sfondo sessuale: Bossetti avrebbe ucciso perché Yara non ha acconsentito alle sue avances.

Sono ben centocinquantotto le pagine che la Corte d’Assise di Bergamo ha fornito alla procura per spiegare le motivazioni che hanno indotto i giudici a condannare all’ergastolo Massimo Bossetti. Un documento suddiviso in ventisette capitoli in cui sono elencate le prove e il movente per cui il muratore di Mapello avrebbe assassinato la piccola Yara Gambirasio.

“Il delitto è maturato in un contesto di avances a sfondo sessuale verosimilmente respinte dalla ragazza”, si legge in una pagina del documento depositato in procura, “in grado di scatenare nell’imputato una reazione di violenza e sadismo di cui non aveva mai dato prova da allora”. Nelle motivazioni dei giudici si legge che il corpo della ragazza avrebbe subito “dei tagli lineari e in parte simmetrici, in alcuni casi superficiali, idonei a causare sanguinamento e dolore ma non l’immediato decesso” e che confermerebbe l’accusa di sadismo a carico di Bossetti. L’uomo, in seguito, avrebbe abbandonato il corpo di Yara in aperta campagna, lasciandola agonizzante in attesa della morte, che sarebbe giunta alcune ore dopo.

Una ricostruzione agghiacciante e che inchioda Bossetti alle sue responsabilità. Da quando è rinchiuso in carcere, l’uomo ha proclamato più volte la sua innocenza, ma adesso nella motivazione presentata dalla corte d’Assise di Bergamo viene meno anche un altro punto importante del dibattimento che gli avvocati della Difesa hanno contestato al Pubblico Ministero: la prova del Dna.

Il profilo genetico che gli esperti hanno tracciato sarebbe “assolutamente affidabile”. Sulle mutandine di Yara sono stati eseguiti sedici prelievi e, in due di questi, si è risalito al profilo Ignoto 1 che poi, dopo ulteriori indagini, si è rivelato corrispondere al Dna dell’assassino. Secondo la Corte d’Assise si tratterebbe di una prova che dimostra in modo inequivocabile il coinvolgimento di Bossetti nel delitto di Yara.

Le motivazioni della sentenza saranno oggetto di dibattito da parte dei legali della Difesa, ma un punto importante in questo processo sembra si sia raggiunto. Conoscere le motivazioni che hanno spinto al delitto di Yara e, soprattutto, la veridicità del Dna potranno essere i punti cardini su cui il Pubblico Ministero potrà contrapporre nel processo d’Appello.

Infine, un’altra prova del coinvolgimento di Bossetti sono i tabulati telefonici, in cui è ampiamente dimostrato che l’uomo, la sera del 26 novembre del 2010, si trovasse nella zona del delitto, e che rientrò a casa più tardi del solito, come rilevato da una conversazione che l’assassino ha tenuto con sua moglie.

Sono trascorsi quasi sei anni da quel tragico giorno per la famiglia Gambirasio, quando Yara, una tredicenne di Brembate di Sopra, non fece più ritorno alla sua abitazione. Dopo tre mesi di ricerche il suo corpo privo di vita fu ritrovato in una zona di campagna a Chignolo d’Isola. Una vicenda di cronaca nera che ha destato l’interesse dell’opinione pubblica, della televisione e dei giornali. Un caso di cui si è discusso a lungo e su cui inevitabilmente si tornerà a parlare, ma che sembra finalmente sia arrivato alle sue battute finali.

[Foto: cronaca-nera.it]