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25 Nov

Omicidio Lidia Macchi, la svolta dopo 30 anni: arrestato l’assassino

Antonella Tereo
15 gennaio 2016
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Uno dei cold case italiani più intricati perso nella cronaca nera di quasi 30 anni fa, l’omicidio di Lidia Macchi, aveva suscitato da subito mille domande: l’indagine sull’uccisione della studentessa in Giurisprudenza iscritta alla Statale di Milano ritrovata morta in un bosco nel varesotto ferita a morte da 29 coltellate mentre tornava da una visita ad un’amica, è stata riaperta nel 2013 e da allora alcune piste hanno preso corpo.

Come in una sceneggiatura di un film cult del brivido, il giorno dei funerali della ragazza – solo ventenne – la famiglia ricevette una lettera anonima dal titolo In morte di un’amica, una missiva che conteneva dettagli allusivi ma comunque inquietanti proprio sul delitto. E proprio quella lettera, a distanza di 28 anni, è stata la chiave di tutto. La perizia calligrafica avrebbe rivelato l’autore, un ex compagno di scuola di liceo di Lidia.

Stefano Binda, questo il nome del giovane, poi laureatosi in Filosofia e da sempre ritenuto estraneo ai tristi fatti legati alla famiglia Macchi, sarebbe stato inchiodato da questa nuova e più recente indagine, visto che il fascicolo precedente conteneva svariate ipotesi ed altrettante piste, ma nessuna degna conclusione e, soprattutto, nessun colpevole.

Ed ecco quello che nessuno poteva prevedere ormai dopo quasi tre decenni: Binda risulterebbe colpevole di omicidio volontario aggravato per quel delitto, stando all’ordine di arresto che ha firmato il sostituto pg di Milano, Carmen Manfredda. La perizia calligrafica ed altri indizi ricondurrebbero a lui.

Ora si potrà forse conoscere la verità e, col processo, si apre un altro lungo capitolo sulla vicenda Macchi.

[Foto:  tg24.sky.it]

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