Riforma pensioni uomini e donne Governo Renzi: ultime notizie

Il rinvio della flessibilità in uscita per i pensionati e la ricerca di introiti economici per l'attuazione dell'Opzione Donna sono i nodi che il Governo deve sciogliere per il 2016

Il prossimo anno sarà forse quello decisivo per Renzi e la sua Maggioranza: la riforma delle pensioni sarà inevitabilmente il tema su cui si dovranno sedere intorno al tavolo delle trattative Governo e Sindacati. Nell’ultima Legge di Stabilità non sono stati modificati alcuni meccanismi della Riforma Fornero e, per questo motivo, anche nel 2016 aumenteranno i tempi per andare in pensione.

Se da un lato l’aumento dell’aspettativa di vita costringerà i cittadini a posticipare il loro pensionamento, dall’altro la Maggioranza non ha modificato quasi nulla di quanto varato dal Governo Monti: in pratica, a partire dal gennaio del 2016, le donne potrebbero lavorare ventidue mesi in più, mentre gli uomini riceveranno la pensione di vecchiaia raggiungendo i sessantasei anni e sette mesi.

E per quanto riguarda la pensione anticipata? Anche in questo caso i dati non sono confortanti: quarantadue anni e dieci mesi di contributi (rispetto al 2015 saranno quattro i mesi in più da accumulare) per poterla ottenere. Una notizia positiva è che, nei mesi di gennaio e febbraio del 2016, i pensionati non vedranno decurtare i quindici euro, previsti dalla Legge di Stabilità precedente, per ogni mille euro di pensione ricevuti.

Il Governo si è impegnato a trovare una soluzione per quanto riguarda l’Opzione Donna e una sua proroga in favore delle lavoratrici che, con cinquantasette anni e trentacinque di contributi, potevano ricevere l’assegno previdenziale senza ulteriori decurtazioni. Il problema principale, però, sono i fondi per attuare tale manovra e, al momento, non è ancora chiaro dove il Governo andrà a cercarli.

L’innalzamento dell’età pensionistica è sicuramente un tema caldo e che ha suscitato aspre polemiche negli ultimi anni. La Legge Fornero ha, in sostanza, permesso all’Inps di erogare meno assegni e non intaccare i bilanci dello Stato. La spesa previdenziale però, è aumentata (quattro miliardi di euro solo nel 2015 e in più l’incremento di 17% del Pil) a causa di quei tredicimila pensionati che percepiscono più di diecimila euro mensili.

Per il Presidente dell’Inps Tito Boeri, se il Pil dovesse ancora aumentare, il calcolo contributivo che regola l’erogazione delle pensioni costringerà i lavoratori, che oggi hanno trentacinque anni, ad andare in pensione a settantacinque. Per i neo-pensionati, dunque, il futuro è meno roseo del previsto, ma è sempre Boeri a lanciare un messaggio di speranza: “L’attuazione di una flessibilità in uscita potrebbe liberare nuovi posti di lavoro per i giovani”.

Peccato che il Governo non si sia ancora pronunciato sull’allungamento dell’età pensionabile che costringerà milioni di cittadini a posticipare il loro ritiro dal mercato del lavoro. Per questo serve al più presto una Riforma delle Pensioni seria e che tuteli le fasce più deboli.

[Foto: www.metronews.it]