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22 Nov

Strage del Mediterraneo: il gip dice no all’archiviazione

Emanuele Calderone
14 novembre 2017
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Strage migranti il GIP dice no all'archiviazione

Tutti ricorderanno l’increscioso incidente del 2013 costò la vita a quasi 290 migranti, che si trovavano su un barcone provenienti dalla Siria. Qualche tempo fa, sul tavolo del Gip, Giovanni Giorgianni, arrivò la richiesta di archiviazione, che è stata però ufficialmente respinta. La storia portò a suo tempo a processo quattro ufficiali della Marina e tre della Guardia Costiera.

In queste ultime ore sono state formulate le accuse nei confronti di Luca Licciardi e Leopoldo Manna; per quel che riguarda, invece, la posizione di Catia Pellegrino, è stata fatta richiesta di sei mesi aggiuntivi per portare avanti le indagini, così da poter fugare qualsiasi dubbio riguardante la sua posizione. Gli ufficiali Nicola Giannotta, Antonio Miniero e Clarissa Torturro e Filippo Maria Fofi, ex comandante della squadra navale della marina, sono invece stati ritenuti non colpevoli e le loro richieste di archiviazione sono state tutte accettate.

Il segretario nazionale di Rifondazione Comunista e Stefano Galieni hanno dichiarato riguardo alla vicenda “Ora che il Giudice ha respinto la richiesta di archiviazione avanzata dalla Procura, mentre anche da parte della Procura Militare sono partite nuove indagini, speriamo che almeno giunga tardiva giustizia, in Italia e in Europa, e che si arrivi a stracciare gli accordi con la Libia e con tutti i governi produttori di morte. […]. Una strage, ricordiamo, quella del 2013, come documentato da indagini e registrazioni, avvenuta a causa anche del mancato e ritardato soccorso delle forze navali italiane presenti nel Mediterraneo Centrale. A morire soprattutto minori, colpevoli di aver cercato un futuro diverso. Da allora ad oggi, anche grazie ai nefasti accordi presi con i carcerieri libici, da ultimo quello firmato dal ministro Minniti, sono tante le vittime di naufragi e ancora di piu’ coloro che sono stati ricondotti a forza nei centri di detenzione pagati dall’UE, in cui abuso e tortura sono la norma”.

Ora si attende solamente che si possa finalmente comprendere chi furono i responsabili per il ritardo degli aiuti.

[fonti articolo: lastampa.it, qds.it, corriere.it]

[foto: corriere.it]

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