Pensione anticipata a 63 anni. Ora si cerca intesa sui lavoratori precoci

L'intesa sull'Ape e l'accordo sulla sua sperimentazione apre nuovi spiragli: ora si cercano soluzioni per le altre categorie di lavoratori

La buona notizia è che si andrà in pensione prima, quasi un’utopia, almeno rispetto al sistema che con la legge Fornero si stava delineando anche per i prossimi anni. Con l’Ape, la manovra del Governo in forma sperimentale che anticipa l’uscita dei lavoratori dal mondo del lavoro a 63 anni, è già frutto di un’intesa e così il sogno di lasciar spazio alle nuove generazioni. Certo, su tale prospettiva il percorso è ancora lungo: i sindacati non hanno dato ancora un effettivo consenso ma il tentativo del Governo per andare verso la loro direzione preannuncia anche qualche spiraglio sul futuro.

Non è un caso che il provvedimento sarà adottato a partire dall’anno prossimo a chi ne farà richiesta – secondo i piani previsti – per un primo triennio di prova, una sperimentazione che servirà a testare la risposta sociale e l’impatto sui conti dello Stato.

Se da un lato infatti si parla di una riduzione delle risorse da inserire nella Legge di Bilancio (400 milioni di euro invece di 600), dall’altra si anticipa di tre anni e sette mesi quello che restava un confine lontano per molti lavoratori. C’è però sempre da considerare che chi sceglierà di andare in pensione anticipando il più possibile la sua scelta vedrà un taglio dell’assegno mensile che oscilla dal 15 al 18% circa.

Se le cose sembrano ben avviate su questo fronte, su quello dei lavoratori precoci il meccanismo non risponde invece alle aspettative ed è proprio questo che i sindacati, programmando un incontro il prossimo 21 settembre con il Governo, mirano a risolvere.

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