Pensioni, Poletti firma il decreto: ecco come funziona il part time in uscita

Al via la manovra che favorisce l'uscita e non penalizza le pensioni. Ma secondo alcune stime il budget basterebbe solo per poche richieste

Arriva il part-time in uscita: una firma tanto attesa quella del Ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, che inaugura la sospirata flessibilità sulla riforma pensionistica. Sulle pensioni anticipate si avvia un nuovo provvedimento utile a favorire l’uscita dal mondo del lavoro per chi ha davanti ormai ancora pochi anni di servizio.

La manovra in realtà riguarda lavoratori del settore privato, ossia quei lavoratori che hanno un contratto a tempo indeterminato ed orario pieno e si trovano a tre anni dalla pensione, avendo minimo 63 anni e 7 mesi per risultare nei requisiti in vigore ed utili all’uscita.

Si rende così operativa una delle norme contenute nella Legge di stabilità 2016 emanata dal Governo che interviene sulla situazione di chi è prossimo alla pensione e si appresta così negli ultimi tre anni a lavorare dal 40 al 60% in meno, avendo però ogni mese nella propria busta oltre alla retribuzione per il part-time una somma ovvero l’importo al netto delle tasse che equivale a quei contributi previdenziali che l’azienda avrebbe dovuto versare all’Inps, riconoscendo la contribuzione figurativa anche sulla prestazione non effettuata.

Solo così – una volta in pensione – non ci saranno detrazioni o penalizzazioni sull’assegno mensile.

Ma secondo alcune voci, l’attesa firma che avvia il provvedimento porta sollievo solo a pochi.
Il Secolo XIX pubblica stime di spesa che andrebbero a coprire solo un numero limitato di lavoratori e per un periodo di tempo di massimo tre anni. Se i potenziali richiedenti – per il quotidiano – sono infatti 389 mila attuali lavoratori ed il budget annuale è fissato per 60 milioni di euro, ne consegue che si potrà accettare le richieste di part time da circa 20mila persone.

[foto: Sì24.it]